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Le previsioni per il vino nel 2008
di Jamie Goode, giornalista, Londra (1/2/2008)


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Leggi l'articolo originale (in inglese)

Predire il futuro è un gioco da fessi, ed è un’attività che non riesce bene a nessuno. Dopo tutto, chiunque avesse un vero talento in questo senso non avrebbe più alcuna necessità di lavorare. Ciononostante, è abbastanza divertente guardare avanti e cercare d’indovinare dove possono portarci i prossimi 12 mesi.

Cosa riserva il 2008 al mondo del vino ? Ecco le mie previsioni, alcune specifiche per il mercato UK, altre che hanno valenza più globale. Sono sicuro che la maggior parte non si avvereranno, ma porgo ugualmente il collo al boia …

(1) La competitività del mercato andrà aumentando: brutta notizia per i produttori di vini a largo consumo e per i proprietari di marchi. Molta gente guarda al vino come un prodotto generalista e sa quanto può spendere per acquistarlo cioè, di solito, non più di quanto può costare una bottiglia di vino bevibile. Come mi ha confermato una recente degustazione dell’Asda a cui ho partecipato, in UK è possibile comprare vino bevibile per £ 3 la bottiglia, fatto sorprendente se si considera che i prezzi nella fascia più bassa del mercato sono rimasti fondamentalmente uguali negli ultimi 10 anni. La speranza di buone vendite molto al di là delle £ 4 sembra un po’ fantasiosa, specialmente se si considera il punto (2) seguente.

(2) Le pagine finanziarie appaiono abbastanza deprimenti, con tutto questo parlare di recessione globale e scricchiolii del credito. Molta gente probabilmente dovrà stringere un po’ la cinghia nei prossimi anni. Brutta notizia per i produttori e i rivenditori, perché quando la scelta diventa tra dar da mangiare ai propri figli oppure comprare un vino en primeur, i figli tendono ad avere la meglio (ma non sempre). Ma non penso che questo farà abbassare i prezzi nelle fasce più alte: i vini più cari continueranno a diventare sempre più irraggiungibili dal momento che le scarse quantità prodotte saranno terreno di caccia per la crescente banda di multimilionari nel mondo. La forte domanda unita alla scarsa offerta continuerà a mantenere alti i prezzi. La prospettiva di un rallentamento economico o di recessione significa riduzione del potere d’acquisto per molti, ma non penso toccherà le crescenti fila dei super-ricchi al punto da impedire loro di comprare vini di alta qualità.

(3) C’è un crescente neoproibizionismo. Alla fine dell’anno passato abbiamo letto molte storie sui giornali sul pericolo del consumo di vino tra le classi medie. Invece di concentrarsi sui forti bevitori con messaggi salutistici come è stato nel passato, il governo della Gran Bretagna si rivolge ora al gran numero di professionisti che devono una bottiglia di vino a cena, affermando che tale tipo di consumo avrà effetti a lungo termine sulla salute. C’è solo da aspettare: questo tipo di discorsi precede sicuramente una massiccia revisione della tassazione, perché rendere gli alcolici più costosi sembra essere l’unico modo per evitare che la gente beva troppo. Ma mi chiedo due cose: (1) è sicuro il governo che bere una bottiglia di vino a cena sia causa di problemi di salute ? e (2) se in un paese la gente beve fino a morirne, qual è la causa ? Non dovrebbero i governanti essere più duri sulle cause prime dell’alcolismo, invece di attaccare semplicemente il comportamento ? La mia paura è che tutta questa propaganda anti-alcool porterà la maggioranza della gente a considerare inaccettabile anche il consumo moderato che è salutare, piacevole e positivo per la vita delle persone.

(4) I packaging alternativi saranno maggiormente accettati dal consumatore. I Bag-in-box si vedono in giro da tempo, ed hanno consumatori affezionati. Ma vedremo più varianti dei Tetrapak e sacchetti di polilaminato (in pratica bag-in-box senza il cartone), come anche vedremo aumentare sugli scaffali le bottiglie in PET (plastica). Una delle ragioni di queste variazioni nel confezionamento sta nelle preoccupazioni ambientali per le emissioni in carbonio.

(5) I vini al alto grado alcolico prenderanno una discreta botta quest’anno. I produttori – un po’ colpevoli – cominceranno finalmente a rendersi conto che i rossi sovramaturi, alcolici e di stile internazionale sono noiosi e senza senso, e cercheranno di produrre vini che rispecchino meglio i loro territori adattando le pratiche viticole e vendemmiando un po’ prima.

(6) I rivenditori di vino capiranno finalmente che cercare di vendere vino di qualità a clienti intelligenti sulla base di un punteggio “RP96” è abbastanza stupido.

(7) Chiusure: il sughero continuerà a perdere spazio e le chiusre alternative a guadagnare terreno. Il sughero resterà la principale chiusura per i vini di alta qualità, ma per i vini di largo consumo saranno i vari tipi di tappo a vite, Diam, tappi sintetici e Vino-Lok. Per quanto riguarda il tappo a vite, sempre meno vini saranno tappati con guarnizioni in stagno e sempre più produttori sceglieranno i liner saranex. (Mi scuso, questo è un po’ troppo tecnico …)

(8) Che succederà nei vari paesi produttori ? Io stimo che sarà un buon anno per la Nuova Zelanda, visto che la gente comincia ad accorgersi che laggiù non ci sono solo kiwi e sauvignon ma anche –ad esempio – rossi molto interessanti. Nelle fasce più basse, gli USA dovrebbero riuscire a togliere un po’ di mercato all’Australia (problemi di siccità significa meno vino da vendere). Il Cile farà ancora bene con i suoi vini a basso prezzo, ma anche continuerà ad imparare ed a lottare con i suoi vini di alta gamma; i bianchi cileni avranno crescente fortuna. L’Argentina guadagnerà un po’ di terreno con i suoi rossi, mentre avrà ancora problemi con i bianchi. La Francia e la Spagna inizieranno a far vedere che possono produrre vini commerciali decenti in grandi volumi e daranno filo da torcere al Nuovo Mondo nel segmento £ 5-10. Il Portogallo farà altri passi avanti nei vini di qualità (dal Douro in particolare), ma resterà un po’ sconosciuto nelle fasce inferiori



NdR: Jamie Goode è un giornalista del vino che vive a Londra e che attualmente è editorialista per il quotidiano nazionale inglese Sunday Express. Nel 2007 ha vinto il premio Glenfiddich di Giornalista dell’Anno per gli articoli apparsi su Harpers e The World of Fine Wine. Egli contribuisce regolarmente con numerose altre testate come Wine Business International, Wines and Vines, Hong Kong Tatler e Decanter.

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