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Risposte del Sangiovese coltivato su suoli con funzionalità ridotta

Alessandra ZOMBARDO et al. CREA-VE, - Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia, Arezzo-Firenze

Risposte del Sangiovese coltivato su suoli con funzionalità ridotta

Nei vigneti si osserva spesso la presenza di aree più o meno estese con carenze fisico-chimiche o biologiche del suolo, che limitano la vigoria delle piante e causano scarse rese produttive e, talvolta, bassa qualità delle uve. Ciò è dovuto sia ad un'inadeguata preparazione al momento dell'impianto che alla successiva modalità di gestione.

Nell’ambito del progetto Europeo Core Organic Plus “ReSolVe” sono state messe a confronto le prestazioni vegeto-produttive del Sangiovese in zone classificate come degradate e non degradate di vigneti appartenenti al comprensorio della D.O.C.G. Chianti Classico e della D.O.C. Maremma Toscana.

Durante la stagione 2015 sono stati determinati i potenziali idrici, i livelli di clorofilla delle foglie, la produzione per pianta, la maturità tecnologica e fenolica delle uve, l'azoto prontamente assimilabile dei mosti (APA) ed il peso del legno di potatura.

Nelle zone con suoli degradati le piante hanno mostrato minore vigore vegetativo, con una produzione di uva dimezzata. La tipologia di suolo ha influenzato fortemente la composizione dei mosti soprattutto nella concentrazione degli zuccheri, che è risultata eccessiva nelle aree degradate e nei valori di APA, più bassi rispetto ai controlli. Lo stesso trend è stato osservato anche per le componenti fenoliche.

In conclusione, le produzioni delle aree degradate sono risultate inferiori e le uve disequilibrate per la produzione di vini di qualità.

Poster presentato ad Enoforum 2017, 16-18 maggio, Vicenza (Italia)

Pubblicata il 09/01/2018
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