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La diversità varietale dell’uva come strategia di adattamento ai cambiamenti climatici

La diversità varietale dell’uva come strategia di adattamento ai cambiamenti climatici

In tutto il mondo, solo 12 varietà di uva (cioè l'1% di quelle coltivate) occupano quasi l'80% dei vigneti in alcuni paesi.

Ricercatori dell'INRA (Francia) e dell'Università di Harvard (Stati Uniti) suggeriscono che una delle leve per adattare la viticoltura ai cambiamenti climatici consiste nello sfruttare la diversità delle varietà di vite, impiantando vitigni meno noti ed incoraggiando nuove pratiche tra viticoltori e consumatori. Il loro studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Climate Change.

Nella prima parte del lavoro sono state analizzate le conoscenze sulla diversità genetica della vite offerte dalla letteratura scientifica. In particolare, sono stati analizzati i dati del centro INRA per le risorse biologiche del vigneto  di Vassal-Montpellier,  collezione ampelografica unica al mondo. Questo centro internazionale di riferimento è costituito da vitigni provenienti da 54 paesi viticoli (2.700 varietà di uva, 350 uve selvatiche, 1.100 ibridi interspecifici, 400 portinnesti e 60 specie di Vitacee).

Inoltre, gli scienziati hanno incrociato queste informazioni con una banca dati pubblicata da ricercatori australiani che descrive la distribuzione mondiale dei vitigni effettivamente piantati. L'analisi complessiva di questi dati ha dimostrato che attualmente i viticoltori utilizzano solo una piccolissima percentuale della diversità genetica viticola esistente su scala globale. Infatti, l'1% dei vitigni (12 varietà su 1.100 varietà di uve da vino coltivate) occupano circa il 45% dei vigneti del mondo. E in alcuni paesi come Cina, Australia o Nuova Zelanda, questa percentuale sale a oltre l'80%. Un caso estremo è rappresentato proprio dalla Cina: il 75% delle superfici vitate è costituito da una sola varietà, il Cabernet Sauvignon.

Tra le 1100 varietà coltivate, alcune di esse sono più adatte a climi più caldi ed hanno una maggiore tolleranza alla siccità rispetto alle 12 varietà di uva più conosciute e usate al mondo. È quindi importante conoscere e sperimentare meglio le varietà di uva provenienti da altre aree di produzione per valutare il loro potenziale per i cambiamenti futuri. Questo è in particolare ciò che è già stato effettuato nel dispositivo sperimentale VitAdapt da parte dell'Istituto di scienze della vite e del vino (ISVV) e  che descrive il comportamento e l'adattamento a lungo termine di una cinquantina di varietà di uva nel clima di Bordeaux.

Questo studio suggerisce la necessità di coinvolgere maggiormente i vignaioli nella sperimentazione e nella valutazione di nuove varietà di uva. Si tratta anche di incoraggiare i viticoltori a condividere i loro dati con gli scienziati, ad esempio attraverso esperimenti scientifici partecipativi, al fine di costruire insieme strategie per adattarsi al cambio climatico ed evitare di subirne gli effetti negativi sulle produzioni.

 

Articoli di riferimento:
From Pinot to Xinomavro in the world's future winegrowing regions. E. M. Wolkovich, I. Garcia de Cortazar-Atauri, I. Morales-Castilla, K. A. Nicholas & T. Lacombe. Nature Climate Change.2 janvier 2018 doi:10.1038/s41558-017-0016-6

Source: INRA

Pubblicata il 29/01/2018
Disponibile in english francais spagnolo
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