“Sostenibilità” è un termine che di questi tempi si porta molto, non solo nel mondo del vino italiano: e anche se la necessità di cambiare paradigma produttivo è indubbia, in termini di consumo di risorse naturali e di esternalità negative connesse alle attività agricole dell’uomo, spesso il termine assume i connotati di una vulgata nella quale definire un prodotto agroalimentare come “sostenibile” implica un rifiuto quasi automatico delle tecniche garantite dal progresso scientifico, quando non le caratteristiche di una “buzzword” che si cerca solo per l’effetto di marketing che si spera che abbia sui mercati globali.
Al contrario, come dimostra l’attività del Wine Research Team (Wrt), il progetto di messa a sistema della ricerca in vigna con l’operato di un gruppo di aziende che ha ormai superato le trenta unità nato da un’idea dell’enologo Riccardo Cotarella nel 2012 – e che include anche cantine straniere – per rendere davvero sostenibile la viticoltura del domani la scienza, la ricerca e le tecniche innovative che ne nascono non sono solo utili, ma necessarie.
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