Il Ministero ha espresso parere negativo sull’utilizzo di tappi alternativi al sughero per i vini a DOCG, rispondendo così picche ad una richiesta di UNAVINI. Orbene, il punto non è se i funzionari del Ministero abbiano letto qualcuna almeno delle decine di pubblicazioni scientifiche e tecniche dell’ultimo decennio sull’argomento; se sappiano da che parte sta andando il mondo intero, Francia inclusa; se sappiano, infine, che molti importatori (anche di vini a DOCG come Moscato, Gavi etc.) impongono ormai alle cantine un tappo “alternativo” per i loro mercati di riferimento allo scopo di ridurre i rischi di difettosità, altrimenti rifiutano il prodotto e si rivolgono altrove, tra il tripudio dei nostri concorrenti. Sul piano tecnico il problema, ridotto ai minimi termini, è quale tappo nuoccia meno al vino. La risposta spetta alla scienza, e non alla tradizione (ampiamente citata dal documento ministeriale), per quanto rispettabile. Ma il punto è un altro: il ruolo del Ministero (ma vale per le regioni, le province…) è quello di tutelare i produttori onesti ed i loro vini dalla concorrenza sleale e di promuoverne lo sviluppo, oppure quello di insegnare ai produttori a coltivare la vite, a fare e a commercializzare il vino? Questo “parere” (come peraltro molti altri editti ministeriali) sposa la seconda teoria, comunicandoci che il Ministro, come un genitore iperprotettivo, o una divinità onnisciente, sa in cuor suo cosa è meglio per i produttori. La questione non é tra sughero, vetro, elastomero o alluminio, né vogliamo avanzare sospetti su una “lobby del sughero” che pure esiste, la questione è di metodo: le scelte produttive e commerciali come questa (ma vale per tante altre) competono ai produttori o ai funzionari dello Stato? Ai primi che rischiano tutto, o ai secondi che non rischiano nulla? Signor Ministro, già che ci siamo, ci dia, di grazia, un autorevole parere anche su questo.
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