Ghiglieno I., Simonetto A., Sanchez Morchio A., Facciano L., Gilioli G.
Agrofood Research Hub, DiCATAM, University of Brescia
Lavoro presentato al Congresso Scientifico Internazionale GreenWINE, svoltosi il 19 e 20 maggio 2025 a Verona.
Articolo tradotto dal team di Infowine a partire dalla versione originale in lingua inglese.
L’importanza della resilienza in viticoltura
Il concetto di resilienza si è evoluto in diversi ambiti. In ecologia, Holling (1973) lo ha definito come la capacità degli ecosistemi di assorbire le perturbazioni e continuare a funzionare.
La resilienza si articola in tre capacità fondamentali: di assorbimento, adattiva e trasformativa. La capacità di assorbimento consente ai sistemi di resistere agli shock; quella adattiva permette aggiustamenti graduali; quella trasformativa favorisce cambiamenti radicali quando i sistemi non sono più sostenibili (Béné et al., 2012).
Queste capacità sono legate all’intensità delle perturbazioni: gli shock meno intensi possono essere assorbiti più facilmente senza modificare la struttura del sistema (Béné et al., 2016).
In agricoltura, la resilienza è diventata essenziale per affrontare il cambiamento climatico e le pressioni ambientali (Jasná et al., 2014). Per costruire sistemi agricoli resilienti sono necessarie strategie di gestione sia a breve sia a lungo termine (Martins et al., 2024).
In viticoltura, la resilienza richiede di superare i metodi tradizionali e adottare soluzioni innovative, così da affrontare meglio la variabilità climatica e garantire la continuità produttiva (Tscholl et al., 2024).
L’Agrofood Research Hub dell’Università degli Studi di Brescia ha avviato un progetto di ricerca finalizzato a individuare strategie di adattamento in viticoltura, con particolare attenzione alla gestione del vigneto per mitigare gli stress ambientali, come quelli climatici e fitosanitari.
È stato sviluppato un modello concettuale che evidenzia come la gestione delle risposte fisiologiche della vite possa ridurre lo scarto tra la resa effettiva e quella obiettivo.
La ricerca introduce il concetto di Technical Management Routes (TMR), ispirato a quello proposto da Renaud-Gentié et al. (2014). Questi percorsi rappresentano l’interazione tra diverse pratiche agronomiche applicate nel breve, medio e lungo periodo.
Valutare l’impatto delle diverse TMR sia sulla resa sia sulla qualità è particolarmente complesso, a causa delle numerose interazioni tra le pratiche che concorrono a determinare il risultato finale.
La ricerca affronta questa complessità concentrandosi sugli effetti a breve termine, nell’arco di una singola stagione vegetativa, di diversi percorsi di gestione in differenti condizioni meteorologiche e fitopatologiche.
I dati sono stati raccolti attraverso un approccio basato sulle conoscenze degli esperti, analizzando il funzionamento e l’integrazione delle diverse pratiche di gestione del suolo e della chioma nel breve, medio e lungo periodo.
Considerata la complessità delle interazioni tra le pratiche che influenzano resa e qualità, lo studio si focalizza in particolare sull’impatto a breve termine delle diverse TMR in presenza di condizioni climatiche e pressioni fitosanitarie variabili.
Elicitazione della conoscenza esperta: il caso di studio dell’area viticola della Franciacorta
Sono stati coinvolti esperti della regione vitivinicola della Franciacorta per analizzare come diverse strategie di gestione del vigneto e le loro interazioni influenzino la resa e la qualità delle uve destinate alla produzione dei vini Franciacorta.
A questo scopo sono state utilizzate tecniche di Expert Knowledge Elicitation (EKE) (O’Hagan, 2019), un metodo che raccoglie le conoscenze degli esperti e le traduce in dati quantitativi, come valori e parametri di distribuzioni di probabilità.
Sono stati elaborati quattro scenari di annata, modulando la disponibilità idrica — ottimale, ridotta o elevata — e considerando la presenza o l’assenza di rischi fitopatologici.
Per ciascuno scenario di annata sono stati definiti otto scenari di gestione, adattandoli, ove necessario, alle specifiche caratteristiche dell’annata.
Nella definizione degli scenari di gestione sono state considerate le seguenti categorie e strategie:
- Fertilizzazione: nessuna fertilizzazione (assenza di fertilizzanti) [Rif.*]; sola fertilizzazione organica (applicazione esclusiva di fertilizzante organico, in autunno o in primavera); sola fertilizzazione minerale (applicazione esclusiva di fertilizzante minerale al germogliamento o all’allegagione).
- Gestione dell’interfila (Inter-row Management): inerbimento permanente (assenza di lavorazioni dell’interfila) [Rif.]; ripuntatura singola (un passaggio di ripuntatura in autunno o in primavera, a file alterne); ripuntatura seguita da erpicatura (un passaggio di ripuntatura in autunno o in primavera, a file alterne, seguito da erpicatura sulla stessa fila).
- Gestione del sottofila (Sub-row management): inerbito (mantenimento del cotico erboso nell’area sottofila) [Rif.]; lavorato (lavorazione meccanica dell’area sottofila).
- Defogliazione : nessuna defogliazione (non viene eseguita alcuna defogliazione) [Rif.]; precoce (defogliazione meccanica in fioritura); tardiva (defogliazione manuale tra la chiusura del grappolo e la vendemmia).
- Scacchiatura (Shoot Thinning): nessuna scacchiatura (non viene effettuato alcun diradamento dei germogli) [Rif.]; sì (scacchiatura leggera limitata alla testa del capo a frutto e alle curvature).
- Altezza della cimatura (Topping Heihgt): fissa (cimatura all’altezza definita dal sistema di allevamento) [Rif.]; variabile (altezza della cimatura adattata in funzione dello stadio fenologico).
- Cimatura in fioritura (Topping at Flowering): nessuna (non viene effettuata alcuna cimatura durante la fioritura) [Rif.]; presente (cimatura effettuata nel periodo della fioritura).
*La dicitura “Rif.” tra parentesi quadre indica la strategia di riferimento utilizzata per il confronto: gli effetti relativi riportati nelle Tabelle 1–4 sono stati calcolati rispetto a tali strategie di riferimento.
Sono state create complessivamente 32 combinazioni uniche di scenari, integrando pratiche relative alla gestione del suolo e della vegetazione.
Per supportare gli esperti nell’individuazione degli effetti delle pratiche di gestione in funzione delle specifiche caratteristiche dell’annata, è stato descritto un contesto tipico della viticoltura franciacortina: vigneti di Chardonnay allevati a Guyot su suoli morenici caratterizzati da una fertilità equilibrata.
Per rendere gli scenari più realistici, nei casi di ridotta disponibilità idrica è stata prevista l’irrigazione di soccorso, nel rispetto del disciplinare della Franciacorta DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita).
Si è inoltre assunto che le misure fitosanitarie fossero uniformemente efficaci in tutti gli scenari.
Il processo di elicitazione si è articolato in due fasi. La prima ha previsto interviste individuali a 11 esperti, generando 352.000 dati relativi all’impatto degli scenari sulla resa (t/ha), sul titolo alcolometrico potenziale (% vol) e sull’acidità totale (g/l).
Nella seconda fase, altri 7 esperti hanno fornito ulteriori 96.000 dati.
Per ciascuno dei tre parametri è stato sviluppato un modello di regressione lineare, includendo due gruppi di fattori esplicativi: le variabili specifiche dell’annata — disponibilità idrica e rischio fitopatologico — e sette pratiche di gestione.
Successivamente, per ogni annata è stata condotta un’analisi separata, focalizzata esclusivamente sulle variabili gestionali.
Entrambi i modelli hanno isolato l’influenza diretta di ciascuna variabile, eliminando i possibili effetti confondenti dovuti agli altri fattori.
Risultati principali
I risultati della ricerca evidenziano innanzitutto che gli esperti hanno distinto chiaramente le diverse tipologie di annata. In particolare, gli scenari caratterizzati da una ridotta disponibilità idrica hanno determinato rese inferiori, un maggiore titolo alcolometrico potenziale e una minore acidità totale, nonostante il ricorso all’irrigazione di soccorso.
La valutazione degli scenari gestionali consente di individuare gli elementi chiave da considerare nella definizione delle TMR (Tabelle 1–4). In generale, la fertilizzazione e le pratiche di gestione del suolo hanno mostrato un impatto più significativo sia sulla resa sia sulla qualità delle uve rispetto alle pratiche di gestione della chioma.
- Fertilizzazione: sia la fertilizzazione minerale sia quella organica sono state associate a un aumento della resa in tutti gli scenari. Tuttavia, il loro effetto è risultato meno marcato in condizioni di siccità, probabilmente a causa del limitato assorbimento dell’azoto.
In condizioni di disponibilità idrica ottimale, la fertilizzazione minerale ha esercitato un effetto maggiore sulla resa, verosimilmente per il rilascio più lento dei nutrienti da parte della sostanza organica.
Sempre in condizioni idriche ottimali, la fertilizzazione ha determinato anche un minore contenuto zuccherino e una migliore conservazione dell’acidità alla vendemmia, suggerendo un ritardo della maturazione. L’effetto di mantenimento dell’acidità è risultato più evidente in assenza di pressione fitopatologica e, in condizioni di elevata disponibilità idrica, è stato osservato soltanto con la fertilizzazione organica.
Nelle annate siccitose, la fertilizzazione ha avuto effetti minimi sulla qualità, sebbene statisticamente significativi, e ha determinato in media una lieve riduzione dell’acidità. - Gestione del suolo: la ripuntatura dell’interfila e la lavorazione del sottofila hanno aumentato la resa in tutti gli scenari, sebbene con intensità diverse. Entrambe le pratiche sono state inoltre generalmente associate a una migliore conservazione dell’acidità, fatta eccezione per le condizioni di siccità, nelle quali la lavorazione del sottofila ha determinato una lieve riduzione dell’acidità.
Gli effetti sul titolo alcolometrico potenziale sono variati in funzione delle condizioni considerate. Nelle annate siccitose, l’erpicatura continua dell’interfila — prevista nell’unico scenario in cui questa pratica era inclusa — ha aumentato significativamente la resa e contribuito a limitare l’accumulo di zuccheri, preservando al contempo l’acidità. Anche in questo caso, i risultati suggeriscono un rallentamento della maturazione. - Defogliazione: la defogliazione precoce ha aumentato significativamente la resa in condizioni di disponibilità idrica ottimale e bassa pressione fitopatologica, migliorando inoltre, seppur moderatamente, il mantenimento dell’acidità.
In condizioni di elevata disponibilità idrica, solo la defogliazione tardiva ha mostrato un effetto rilevante: ha aumentato la resa, ma ha ridotto l’accumulo di zuccheri e l’acidità. - Scacchiatura: definita in questo studio come un intervento leggero sui germogli della testa e delle curvature del capo a frutto, questa pratica ha mostrato effetti significativi solo in condizioni di disponibilità idrica ottimale. In presenza di rischio fitopatologico, ha determinato un aumento della resa.
Gli effetti sulla qualità sono risultati contenuti, ma coerenti nei diversi scenari. - Cimatura: l’altezza e il momento dell’intervento, ad esempio in prossimità della fioritura, hanno mostrato effetti significativi solo in condizioni specifiche. La cimatura in fioritura è risultata rilevante in presenza di elevata disponibilità idrica, probabilmente a causa del maggiore vigore vegetativo.
La cimatura ad altezza variabile ha esercitato un effetto debole e prevalentemente negativo sulla resa, con un impatto limitato sui parametri qualitativi.
Tabelle 1–4: sintesi dei risultati ottenuti mediante l’elicitazione della conoscenza esperta per: 1) annata caratterizzata da disponibilità idrica ottimale e assenza di rischio fitopatologico; 2) annata caratterizzata da disponibilità idrica ottimale e presenza di rischio fitopatologico; 3) annata con ridotta disponibilità idrica e assenza di rischio fitopatologico; 4) annata con elevata disponibilità idrica e presenza di rischio fitopatologico.
Conclusioni
La metodologia di Expert Knowledge Elicitation (EKE) ha permesso di tradurre con precisione le conoscenze degli esperti in dati quantificabili, facilitandone l’integrazione in modo strutturato. Questo approccio ha evidenziato come gli esperti valutino l’efficacia delle diverse strategie di gestione sia in termini di resa sia di qualità.
Analizzando tali strategie in differenti tipologie di annata, la ricerca ha consentito di individuare l’impatto specifico di ciascuna pratica in condizioni diverse, fornendo una base per la definizione di Technical Management Routes finalizzate ad aumentare la resilienza della viticoltura Franciacorta DOCG.
Lo studio pone inoltre le basi per future ricerche, in particolare sugli effetti a medio termine. Un’attenzione specifica dovrà essere riservata alla fertilizzazione e alla gestione del suolo, risultate le pratiche con il maggiore impatto in tutti gli scenari considerati.
Béné, C., Godfrey-Wood, R., Newsham, A., & Davies, M. Resilience: New utopia or new tyranny? – Reflection about the potentials and limits of the concept of resilience in relation to vulnerability reduction programmes. IDS Working Paper 405. Brighton: Institute of Development Studies. 2012.
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Jasná, Sukanya Som, Reeti R. Burman, Ravindra Padaria and J. P. Sharma. J. Socio Economic Impact of Climate Resilient Technologies. Int. J. Agric. Sci. Food Technol. 2014, 5, 185–190
