BIODIVERSITÀ DELLA VITICOLTURA PIACENTINA IN MUTATE CONDIZIONI CLIMATICHE E SOCIALI

Ha avuto ufficialmente il via un nuovo progetto di durata triennale per lo sviluppo della vitivinicoltura piacentina che ha l’obiettivo di valorizzare ulteriormente le varietà di uva autoctone aumentando la resilienza del sistema produttivo al cambiamento climatico.

Nella provincia di Piacenza sono censiti circa 5800 ha di vigneto, pari a oltre il 10% della superficie vitata regionale. La coltura della vite sui Colli Piacentini ha una tradizione millenaria ed è oggi praticata per la sua totalità nelle aree collinari e pedemontane che afferiscono principalmente ai bacini

Foto 1: Vigneti oggetto di studio in Val Trebbia (foto La Pagliara)

Il progetto si articola in una serie di azioni innovative di processo e di prodotto tese a rivitalizzare e rilanciare la produttività, la competitività e la sostenibilità ambientale delle aziende vitivinicole del piacentino prospettando soluzioni a vari ordini di problemi attuali ed urgenti:

i) valorizzazione del patrimonio ampelografico piacentino mediante verifica dell’adattabilità di vitigni locali minori al surriscaldamento legato al cambio climatico. Si impone maggiore attenzione al raggiungimento di un livello di acidità totale maggiore anche in caso di carichi termici estivi molto elevati e valutando, per i bianchi locali di punta (Ortrugo e Malvasia) il grado di adattamento a zone più fresche di alta collina ;

ii) valutazione e introduzione di nuovi portinnesti tolleranti allo stress idrico;

iii) valorizzazione del vitigno Ervi (incrocio intraspecifico tra Barbera e Croatina) in risposta alla discontinuità produttiva e alla scarsa fertilità basale della Croatina;

Foto 2: grappolo di Ervi, incrocio intraspecifico tra Barbera e Croatina.

iv) valutazione dell’adattabilità di ibridi inter-specifici resistenti a peronospora e oidio e alle condizioni pedo-climatiche del territorio piacentino;

v) potenziare il ricorso a tecniche di gestione informatizzata e assistita del vigneto utilizzando, per la pianificazione della difesa, un sistema di supporto alle decisioni (DSS) che verrà applicato sia agli ibridi resistenti sia ai vitigni locali suscettibili di maggiore importanza (Barbera e Croatina).

In ragione della sua organicità e dello spessore scientifico del programma, il progetto VALORinVITIS ha ricevuto un finanziamento nell’ambito dell’attuale PSR, collocandosi primo assoluto (97 punti su 100) nella graduatoria regionale della sua categoria, che ha visto finanziati solo 18 progetti su 96 presentati.

Capofila del gruppo operativo è l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza supportata dal punto di vista applicativo del progetto da ben otto aziende vitivinicole piacentine che vi aderiscono: Mossi e Cantina di Vicobarone in Val Tidone, Villa Rosa in Val d’Arda e ben cinque aziende della Val Trebbia cioè I Salici, Il Poggiarello, La Pagliara e Tenuta Borri a Travo, Az. Agr. Malaspina a Bobbio.

Completano il partenariato di progetto due società di servizi piacentine: Horta, che sviluppa sistemi di supporto alla decisione specifici per la viticoltura, e Vinidea, specializzata nella divulgazione tecnica e scientifica nel settore vitivinicolo.

Foto 3: I partner del progetto alla riunione di avvio.

Fattori di criticità per le aziende vitivinicole

La competitività delle aziende vitivinicole dei Colli Piacentini è oggi frenata da almeno tre ordini di fattori:

i) mancanza di soluzioni di adattamento, nel breve-medio termine, alle sfide imposte dal cambio climatico;

ii) uno scarso sfruttamento della ricca biodiversità locale;

iii) un ricorso ancora modesto alle meccanizzazione ed alle tecniche di gestione assistita. Il Piano persegue l’obiettivo primario della valorizzazione della biodiversità minimizzando il ricorso a input esterni e, al medesimo tempo, ambisce a promuovere una gestione moderna e sostenibile del vigneto.

Risultati attesi

Tutti i risultati attesi dal Piano convergono verso un obiettivo comune costituito dalla necessità di potenziare, in maniera sostenibile, la competitività del comparto produttivo della viticoltura dei “Colli Piacentini” che, per caratteristiche di prodotto, risulta particolarmente soggetto alle insidie connesse ai cambiamenti climatici e alla scarsa innovazione tecnica.

Con l’attuazione del progetto sono diversi i risultati attesi:

i) Individuazione di almeno una/due varietà locali minori che mostrino buona adattabilità alle mutate condizioni climatiche e che abbiano maggiore tenuta dell’acidità totale;

ii) Caratterizzare e validare la candidatura di Ervi (incrocio tra Barbera e Croatina) come soluzione alla discontinuità produttiva della Croatina e, in prospettiva, per dare impulso a modelli viticoli altamente meccanizzabili.

iii) rivoluzionare e razionalizzare le attuali strategie di difesa cercando di conciliare gli aspetti di protezione della coltura, riduzione dei pesticidi e minore impatto ambientale;

iv) l’introduzione di portinnesti tolleranti alla siccità in un’areale in cui il reperimento di fonti irrigue è notoriamente assai difficoltoso.

I risultati prodotti in questo piano, in maggioranza attesi sulla base sia di una valorizzazione della biodiversità locale sia di un’introduzione ragionata di nuovi genotipi, avranno il pregio non solo di essere prontamente trasferibili ma, essendo di natura genetica, garantiranno permanenza e stabilità degli effetti indotti senza richiedere costosi input esterni.

A conclusione del progetto, nel 2019, sono previsti momenti di restituzione dei risultati ai produttori e tecnici della zona, e degustazioni dimostrative di vini ottenuti nella sperimentazione aperte anche agli operatori e appassionati del territorio.

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