Sulla base di ricerche di oltre 30 anni fa, la maggior parte degli enologi australiano utilizzano un test a caldo (80°C per 6 ore) per controllare la stabilità proteica dei loro vini. Alcuni pensano che questo test sia troppo severo e che porti ad usi eccessivi di bentonite. In questo studio è stata valutata l’efficacia di questo test misurando la torbidità sia visivamente, per nefelometria e con densità ottica, a confronto con due metodi alternativi (80°C per 2 ore e Bentotest), lasciando poi gli 8 vini trattati in condizioni che riproducono quelle commerciali di trasporto e stoccaggio. Uno dei vini non trattati non ha dato casse anche nelle condizioni più severe di stoccaggio (35°C per un mese o sbalzi termici tra 20 e 35°C per 8 giorni), e solo 6 degli 8 vini hanno sviluppato torbido nelle condizioni migliori (13-17°C per 16 mesi). Tutti i vini trattati con bentonite alle dosi determinate con i tre test predittivi sono restati limpidi dopo stoccaggio a 13-17°C per 16 mesi, 35°C per 1 mese o con fluttuazioni tra 20 e 35°C per 8 giorni. Quindi anche il test meno severo, con riscaldamento ad 80°C per 2 ore, che nel nostro studio ha normalmente indicato necessità di bentonite in dosi inferiori, è in grado di predire accuratamente la stabilità a medio termine per questi vini ed in queste condizioni di stoccaggio. (si consiglia la lettura del testo integrale. Titolo originale: Protein haze in bottled white wines: How well do stability tests and bentonite fining trials predict haze formation during storage and transport?)