Non è mai facile anticipare i trend di produzione e consumo del vino, non è nemmeno scontato conoscere i fenomeni contingenti. Tuttavia il quadro che gli ultimi rilievi Oiv dipingono potrebbe essere la prima foto di una forte modificazione dei riferimenti più consolidati. Occorre fare analisi approfondite Nonostante L’Oiv avverta di considerare ancora provvisori i dati della recente ‘nota di congiuntura 2009’ sicuramente alcune considerazioni possono essere tranquillamente fatte. Vediamo anzitutto i numeri. Riguardo il potenziale della produzione viticola, nel 2008 in seno all’Ue a 27 è netto il trend di continua erosione della superficie. A questo va aggiunto che siamo in attesa degli esiti dell’Ocm che finanzierà l’estirpo in 3 anni di 175 mila ettari di cui 70 mila per la prima campagna e di cui vedremo gli effetti nel prossimo anno. Intanto è già chiaro che nel 2008 il vigneto comunitario ha perso 33 mila ettari situandosi a 3.818 mha totali. Fuori dall’Ue, sempre mantenendo la riserva sulla Cina, rallentano i ritmi di crescita delle superfici (tranne che in Nuova Zelanda e Russia) ed il dato finale si fermerebbe a 4.043 mha. Globalmente la superficie viticola mondiale registra pertanto un ridimensionamento di 28 mila ettari posizionandosi a 7.861 mha totali. Riguardo la produzione di vino, nel 2008 in seno all’Ue a 27 è stata fra le più deboli degli ultimi 3 lustri (161,6 Miohl contro 163,7 nel 2007). Fuori dall’Ue invece cresce, raggiungendo i 78,9 Miohl contro i 75,8 del 2007. Sommando ipoteticamente i valori anche dei paesi di cui non si dispone di dati ufficiali, la produzione mondiale di vino del 2008 si ferma a 270 Miohl, dato che l’Oiv stessa definisce debole, in particolare nell’Unione Europea. Il consumo globale di vino nel 2008 si divide fra quanto accade nell’Europa a 15 (non si hanno dati affidabili sui 27 paesi) ove prosegue la diminuzione (rafforzata probabilmente dagli effetti della crisi) che porta al dato complessivo di 125,8 Miohl (-2,2 Miohl/2007), e le situazioni più variegate extra Ue, ove continua l’aumento del consumo di vino negli Usa ed in Canada ma rallenta o si stabilizza in altri grandi paesi. Mediamente il consumo mondiale si assesterebbe nel 2008 a poco meno di 243 Miohl con un’erosione della domanda di circa 2,0 Miohl rispetto l’anno precedente. Ma la cosa più rilevante è che lo scarto fra produzione e consumo si assottiglia a poco più di 26 milioni di ettolitri (erano 41 nel 2006) e, fatto inconsueto, le disponibilità 2008 dovrebbero rivelarsi insufficienti per fornire tutte le necessità degli impieghi industriali (distillazioni per brandy e altro). Si registra anche una pausa negli scambi e il mercato mondiale (ovvero la somma delle esportazioni di tutti i paesi) raggiunge nel 2008 89,1 Miohl, perdendo lo 0,7%. Tuttavia questi scambi rappresentano in valore relativo quasi il 37% del consumo mondiale (contro appena il 18% all’inizio degli anni ‘80 e il 35% nel 2006) e non paiono destinati a diminuire, anzi. Insomma, di certo c’è la riduzione del vigneto comunitario, da un lato, e la sempre più strategica importanza delle esportazioni nei mercati mondiali del vino, dall’altro. Fatti sicuramente antitetici. Ora, sui trend di consumo nessuno può giurare nulla, dato che incombono ancora gli effetti di una crisi economico-finanziaria mondiale, di politiche europee di ‘neo-proibizionismo’ nei confronti dell’alcol, di mutamento degli stili di vita,… ma per certo vi sono paesi che solo ora si aprono al vino e, avendo consumi insignificanti e popolazione smisurata, rappresentano potenziali immensi. Pertanto, pur persistendo prezzi (di uve e vino) quasi ovunque troppo bassi ed in alcune zone incapaci i soddisfare i costi di produzione, potrebbe, a breve, rivelarsi inadeguata la capacità comunitaria di far fronte a richieste mondiali di vino che potrebbero improvvisamente impennarsi. Ovvero, come al solito, la politica di governo dei surplus (quale il finanziamento all’estirpo) potrebbe cominciare a far sentire i propri effetti proprio quando il fenomeno che si propone di governare è già sparito… D’altronde non abbiamo mai voluto fare esperienza circa l’inadeguatezza (e l’onerosità) degli strumenti normativi nei confronti di un mercato che, tutti lo dicono ma pochi lo auspicano veramente, dovrebbe invece autoregolarsi.