L’interesse per l’analisi del contenuto di fosfiti in uva e vino è legato, dal punto di vista normativo, alla residualità del fosetyl-Al – un agrofarmaco largamente utilizzato in viticoltura come antiperonosporico – di cui rappresentano il principale prodotto di degradazione.
Il limite europeo (MRL: Maximum Residue Level) per il fosetyl-Al in uva da vino è di 100 ppm ed è riferito alla somma del principio attivo, dell’acido fosforoso e dei relativi sali, espressi come fosetyl (Reg. EC No 396/205). Tale limite è relativamente elevato e non rappresenta un problema per i produttori, poiché tiene conto anche dei contributi derivanti da prodotti a base di acido fosforoso che in viticoltura vengono impiegati comunemente e massicciamente come fertilizzanti fogliari e/o fungicidi per la lotta alla peronospora.
Tuttavia, la mancanza di criteri e regolamenti comuni in Paesi extra-europei rischia di procurare serie difficoltà alle esportazioni di vino.
Da questi fatti è nato l’interesse per approfondire l’argomento “fosfiti” in vitienologia e, nell’ambito di questo lavoro più strettamente enologico, la loro evoluzione in relazione alla tecnica di vinificazione e al ceppo di lievito.
Poster presentato a Enoforum 2015, 5-7 Maggio, Vicenza (Italia)
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