Secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista Analytical Chemistry Research attraverso il profilo chimico, organico e inorganico, dei vini è possibile capire le pratiche  utilizzate per la loro elaborazione. 
 
Nello studio, Heli Sirén ed i suoi colleghi dell’Università di Helsinki, in Finlandia, hanno analizzato i profili chimici di otto vini Pinot Nero provenienti da diverse regioni (Stati Uniti, Francia, Nuova Zelanda e Cile). A questo scopo sono stati esaminati carboidrati, acidi organici, aldeidi, antociani, composti fenolici, anioni inorganici, metalli, azoto, zolfo e fosforo totale. Ognuno di questi vini presentava un profilo diverso in funzione del procedimento utilizzato per la sua elaborazione.
 
I processi di vinificazione utilizzati per la loro produzione erano differenti e comprendevano fermentazione naturale, fermentazione biodinamica (con uve da agricoltura biologica), micro-ossigenazione e fermentazione a freddo. I risultati hanno mostrato che i vini con i più bassi livelli di composti organici sono stati ottenuti utilizzando le nuove tecnologie di fermentazione: biodinamica e micro-ossigenazione. La micro-ossigenazione sembra inoltre ridurre la quantità di antociani.
 
I risultati più sorprendenti sono stati ottenuti con un vino prodotto in Nuova Zelanda che non conteneva acidi della pianta, tuttavia aveva la più alta quantità di acido acetico, acido malico, acido lattico ed acetaldeide, rendendo il vino più acido e con più alto grado alcolico.
 
 
Articolo di riferimento: 
Heli Sirén, Kimmo Sirén, Juhani Sirén, “Evaluation of organic and inorganic compounds levels of red wines processed from Pinot Noir grapes”, Analytical Chemistry Research, Volume 3, March 2015, Pages 26–36
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