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STRESS ABIOTICI E CLIMATE CHANGE UNA STRATEGIA DI CONTROLLO SOSTENIBILE

tesi di laurea in viticoltura ed enologia di Marco Signorini

Il cambiamento climatico e l’ipotesi di scenari sfavorevoli all’attività del viticoltore: affronto sleale o armi alla pari?

Una delle poche certezze scientifiche ed empiriche è sicuramente il fatto che, negli ultimi anni, le condizioni climatiche delle zone dedicate alla viticoltura e non solo stanno subendo importanti alterazioni precursori di condizioni difficili e sfavorevoli all’attività sostenibile del viticoltore. Attualmente la sostenibilità in viticoltura è una delle tematiche più vicine al produttore e al consumatore, spesso messa in discussione al cospetto di inaspettate condizioni ambientali e climatiche avverse.

L’impatto economico degli stress abiotici, quindi climatico - ambientali, è l’aspetto più rilevante e spesso si dimostra con perdite di produzione elevate. Gli stress abiotici che possono portare ad una ridotta produttività comprendono deficit idrico, salinità, temperature estreme e suoli acidi. Nell’ottica dei cambiamenti climatici con i conseguenti aumenti delle temperature e una situazione idrica non indifferente, l’utilizzo di prodotti che inducono nella pianta una naturale resistenza a stress abiotici è una soluzione ormai più che dimostrata.
L’utilizzo di idrolizzati proteici, nonché biostimolanti ed induttori di resistenza, si è dimostrata essere una strategia sostenibile ed efficace per ridurre l’impatto negativo degli stress sulla qualità e sulla quantità della produzione.

Le alte temperature sono una delle alterazioni climatiche che più incidono sull’abbassamento della qualità dell’uva e dei suoi componenti principali. Provocano infatti anticipi della maturazione, incremento degli zuccheri e del potenziale grado alcolico, riduzione dell’acidità, aumento del pH, diminuzione degli antociani, aumento di tannini poco polimerizzati quindi erbacei e astringenti, diminuzione della sintesi degli aromi e dei loro precursori, incremento degli enzimi ossidativi e dei polifenoli facilmente ossidabili.

Sebbene l’aspetto più importante sia la qualità dell’uva e ancor di più la qualità del vino che sarà ottenuto, non è ignorabile l’effetto che gli idrolizzati proteici hanno sullo stato salutare della pianta, poiché riducono significativamente lo stress dovuto a deficit idrico mantenendo foglie fotosinteticamente più efficienti prima e dopo la vendemmia. È dimostrato inoltre che tali prodotti inducono nella pianta un aumento del metabolismo secondario con maggior produzione di polifenoli e aromi.

Il viticoltore ha dunque a disposizione una strategia di controllo sostenibile che permette di ridurre gli effetti negativi del climate change e degli stress abiotici, aumentando significativamente la qualità del raccolto e del prodotto finito.

Pubblicata il 18/07/2018
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Titolo del periodico: Rivista Internet di Viticoltura ed Enologia
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ISSN 1826-1590
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