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Cosa è la Wine Blockchain? Come questa tecnologia può essere di supporto al settore vino?

Dott.ssa Patrizia Capoferri, esperta di Wine Marketing

​Puntata 1:

Dalla finanza delle criptovalute ai diversi settori produttivi

​Perché la blockchain è così rivoluzionaria?

​Tracciabilità di merci originali e delle materie prime sulla Blockchain

​Intervista: la blockchain come sistema anticontraffazione
Come la blockchain può garantire l’autenticità del vino?

​L’importanza della garanzia di autenticità

​L'alta Moda apre la pista ai tag
​Moda e dei beni di lusso - La tecnologia blockchain per risolvere il problema delle contraffazioni

​Serializzazione, tecnologie di identificazione automatica e blockchain

​Efficienza, risparmio e sostenibilità

 

Possiamo dirlo, attorno a questi concetti inizia ad esserci un vago ma discretamente diffuso senso di consapevolezza, ma quello che ormai in ogni settore tutti si domandano è  “Quali benefici può apportare la blockchain al mio prodotto / servizio / lavoro?”. 

Proprio a queste domande, senza alcuna pretesa di essere esaustivi, cercheremo di dare risposta nell’articolo che segue e nelle successive uscite che verranno pubblicate su Infowine nei prossimi mesi.  

Avremo quindi il piacere di porre qualche domanda più specifica a Raffaele Bini, riconosciuto esperto della tecnologia blockchain e CTO di 1TrueID, soluzione brevettata per tracciare i prodotti, verificare l'autenticità degli articoli e coinvolgere i clienti. 

Il nostro intento è quello di mantenere uno sguardo complessivo e al contempo offrire un approfondimento sul settore agroalimentare e nello specifico sul quello enologico che riguardi non solo la produzione del vino ma anche la sua distribuzione, commercializzazione e consumo.

Partiamo dalla base, cosa è dunque la Blockchain? E’ una tecnologia informatica che permette di gestire un registro virtuale aperto e distribuito,  un database digitale immutabile condiviso all’interno dei nodi, su cui vengono registrate le transazioni tra due parti. Tale registro è sicuro perché si basa sui principi di crittografia, decentralizzazione e consenso (modalità che approfondiremo in seguito n.d.r.) che garantiscono l’attendibilità delle transazioni. Ogni registrazione non può essere modificata ed è verificabile e consultabile da tutti nonostante la privacy sia garantita dalla crittografia dei dati.
 

Dalla finanza delle criptovalute ai diversi settori produttivi  

Dall’esigenza di scambiare ricchezza senza l'intermediazione e la garanzia di un ente terzo nasce il concetto di "criptovaluta", con i Bitcoin, nel 2008.  L'idea ha poi preso piede ed è divenuta un fenomeno globale, dando vita a una rivoluzione finanziaria, sociale e culturale.  

La tecnologia blockchain prende vita nel 2009 per trasformare l'idea di Satoshi Nakamoto in realtà. Ecco quindi un registro - libro mastro digitale decentralizzato in cui le informazioni memorizzate sono impossibili da modificare o eliminare - per tenere traccia delle transazioni in criptomoneta Bitcoin, ossia di una moneta digitale che non esiste in forma fisica e che non è controllata né gestita da alcuna autorità centrale. Si tratta quindi di una rappresentazione digitale di valore basata sulla trasparenza ossia un metodo che rende un messaggio, in questo caso una transazione, sempre verificabile e pubblico pur mantenendo l'indirizzo di chi ha fatto la transazione anonimo grazie alla crittografia.  

Nato per adempiere dunque a questo scopo, il registro digitale decentralizzato è stato a lungo una prerogativa del settore finanziario, appunto specificatamente cripto perché era solo possibile transare una versione digitale di "moneta". Solo da pochi anni ha iniziato a trovare applicazione anche in altri ambiti: dall’arte digitale alla moda, dall'agroalimentare al sanitario, dal tessile all’immobiliare, fino all’energetico, la blockchain sta trasformando il modo di fare impresa.


Perché la blockchain è così rivoluzionaria? 

Come l’avvento di Internet ha stravolto il modo di condividere le informazioni, la blockchain ha il potenziale per rivoluzionare il modo in cui ci scambiamo valore, trasferiamo la proprietà dei beni e verifichiamo le transazioni. 

Ciò che conferisce alla tecnologia blockchain il suo fascino può essere definito in quattro caratteristiche principali: la trasparenza, tutti hanno accesso al registro distribuito con tutte le transazioni; il fattore di fiducia sulla veridicità delle transazioni dato dal lavoro che ogni nodo compie su ogni blocco, attraverso un gioco economico di incentivi,  e mettendo in competizione i nodi per raggiungere il consenso o l'esclusione in caso di sabotaggio; decentralizzazione, la blockchain non si basa su un singolo punto di autorità ma piuttosto su una rete di nodi che devono raggiungere un consenso; immutabilità, una volta che i dati sono confermati nella blockchain non possono più essere modificati da nessuno.

Tracciabilità di merci originali e delle materie prime sulla Blockchain 

Essendo la trasparenza l'elemento chiave l’applicazione della blockchain lungo l’intera supply chain è in grado di facilitare la tracciabilità dei prodotti, inoltre, è in grado di ottimizzare il flusso di dati in tempo reale, raccogliendoli in un unico database dove anche il più piccolo cambiamento viene registrato all'interno dei blocchi ed è visibile e accessibile all’intera rete o a tutte le parti autorizzate quindi non c'è possibilità di frode o creazione di falsi.  

Se ci caliamo nel caso della relazione diretta con il cliente, attraverso la blockchain questo può verificare l'autenticità del prodotto e la sua storia, come la tracciabilità degli ingredienti, la data di produzione, l’impatto ambientale e tutte le possibili informazioni fornite dalla filiera che potrebbero influenzare la decisione di acquisto. Il consumatore finale con il suo smartphone è in grado di leggere un QR code o un tag NFC associato ad esempio ad un capo d’abbigliamento, ed è in grado di sapere chi ha confezionato il prodotto, da dove proviene il filato, con quali agenti chimici è stato trattato e quanta CO2 è stata emessa per realizzarlo.

Nel mondo della moda l’innovazione nella tracciabilità è stata voluta dai grossisti e dai rivenditori al dettaglio americani nei primi anni 2000, anni in cui veniva richiesto l’inserimento dei tag per evitare problemi di inventario, sveltire i controlli e risparmiare tempo. Attualmente H&M con la piattaforma TextileGenesis, utilizzando un token chiamato Fibercoin, è in grado di tracciare materiali man mano che passano dalla materia prima al prodotto finito.

Nel caso del vino dall’origine della materia prima uva ma volendo anche prima, dal monitoraggio del clima, dallo stato delle viti e poi i trattamenti in vigna fino ad ogni singolo passaggio di lavorazione o di scambio commerciale: ora è possibile tenere traccia di tutti i passaggi, e trasformarli in informazioni accessibili andando veramente incontro alla sempre crescente domanda di informazioni e tutele da parte dei consumatori di cibi e bevande nonché alla normativa europea che impone queste comunicazioni attraverso smart e green label.
Un altro caso è quello del malto della birra Peroni proveniente da una filiera tracciata, garantita dalla blockchain e valorizzata proprio per italianità e sostenibilità.

Ma non tutte le blockchain sono uguali. La scelta di una blockchain pubblica e indipendente in cui il meccanismo di consenso per la validazione della transazione è aperto a chiunque voglia diventare un nodo, quindi in cui tutti i nodi sono validatori, risulta più affidabile per il consumatore e  nasce dalla necessità di certificare l’intera filiera tramite un soggetto super partes che però non sia un ente, dal momento in cui i produttori hanno sì il titolo per certificare i loro prodotti, ma non le materie prime che lavorano. A riprova di questo le blockchain pubbliche si sono diffuse dapprima nel settore food proprio perché il consumatore è particolarmente attento agli ingredienti di ciò che assume. Vedremo in seguito Otichain, su cui si basa Wineability, soluzione per la tracciabilità del vino e la fidelizzazione del consumatore sviluppata in Franciacorta da SAIT srl e già scelta da aziende quali Cà del Bosco e Mosnel.


Intervista: la blockchain come sistema anticontraffazione.  
Come la blockchain può garantire l’autenticità del vino? 

L’importanza della garanzia di autenticità

I dati dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari sono impressionanti: il settore vitivinicolo è quello che concentra la maggior parte dei controlli e nel 15% dei casi sono stati individuati prodotti irregolari, bottiglie sequestrate, manipolazione della filiera, vino di basso costo commercializzato come biologico o sotto false denominazioni.

Poter dare e poter ricevere la garanzia dell'autenticità della preziosa bottiglia, del suo valore e dell’esclusività della rete distributiva è di vitale importanza per tutti gli attori della filiera del vino.
Chi consuma come chi rivende vuole garanzie dai produttori e dai distributori. D'altro canto per le aziende vinicole il problema della contraffazione travalica le stime possibili, sia in termini di danni ai brand che alle denominazioni territoriali. E questo vale in particolare per i vini di qualità, di denominazioni territoriali note ed esportate nel mondo, per i vini blasonati e di valore, fine wines o del segmento luxury, prodotti che non sono solo beni di consumo ma veri e propri beni rifugio, da investimento o da collezionismo.
La filiera però è molto lunga ed ampia, sia per estensione geografica che temporale, quindi, chi vi opera come può difendersi dalla contraffazione, dalle rivendite sconsiderate e dai mercati grigi?  

L'alta Moda apre la pista ai tag  

Moda e dei beni di lusso - La tecnologia blockchain per risolvere il problema delle contraffazioni 

Il commercio mondiale di prodotti contraffatti e pirata rappresenta negli ultimi anni quasi il 3% del commercio mondiale, quasi 500 miliardi di dollari all'anno. Nel 2018, il commercio globale di prodotti contraffatti in violazione di marchi registrati italiani ammontava a 24,3 miliardi di Euro, un dato pari al 3,6% delle vendite del settore manifatturiero italiano (dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). L'industria della moda (abbigliamento, calzature, pelletteria), come quella dei beni di lusso sono tra i settori più pesantemente colpiti. Per i capi firmati magari realizzati in edizione limitata, considerati autentici beni di design, si stanno introducendo codici o tag che offrono una prova di proprietà su blockchain. I consumatori scansionando il codice registrano il loro articolo sull'applicazione o sulla catena di quel marchio. Ma entriamo presto nello specifico dei problemi e delle soluzioni.

Serializzazione, tecnologie di identificazione automatica e blockchain

L’alta moda fu uno dei primi ambiti a richiedere e sperimentare il tracciamento dei capi. Le questioni da risolvere erano principalmente: di stoccaggio e logistica, come incongruenze tra merce prevista in ingresso e merce effettivamente messa a stock; di conoscenza e controllo della rete distributiva, dato il limitato presidio dei canali di vendita; di anti-contraffazione in quanto settore gravemente penalizzato dalle falsificazioni. Per far fronte a questa situazione, alcune aziende della moda decisero di investire in soluzioni che consentano la tracciabilità puntuale del singolo capo, con costi contenuti.

Servivano dunque le tecnologie della tracciabilità, la Radio Frequency Identification RFID (UHF o NFC)  l’identificazione automatica digitale a radiofrequenza che consente la rilevazione univoca di oggetti persone e animali, sia statici che in movimento, sfruttando i campi elettromagnetici ancor meglio se supportate dalla blockchain.

Si optò quindi per lo sviluppo di un sistema di tracciabilità basato su tecnologia RFID, con l’obiettivo di automatizzare il più possibile i processi di verifica dei capi in entrata, tracciando puntualmente la merce in uscita; e si colse l’occasione anche per informatizzare e automatizzare i processi di spedizione (composizione e peso del collo, generazione della packing list da applicare sul collo e sul sovracollo e gestione della spedizione) che prima venivano gestiti interamente a mano.

E come si è fatto? Durante la creazione dell’oggetto il tag, prodotto in fase di lancio della commessa, viene inserito direttamente nell'accessorio, ad esempio nelle cuciture di una borsa, o nel capo, all’interno dell’etichetta. Da quel momento i vari apparati, lettori, radar, antenne, possono rilevare, contare, tracciare, più oggetti contemporaneamente, anche a distanza. I colli passano sotto un varco che, in automatico, legge il contenuto e consente controprove immediate. E così l’oggetto si muove sul mercato e giunge al consumatore. E se manca il tag l’oggetto è probabilmente contraffatto.

L’implementazione di questo progetto ha permesso ad un’azienda come Colmar di avere il presidio completo e di tracciare i singoli capi in tutto il loro percorso lungo la filiera. L’investimento è rappresentato dal costo dei singoli tag RFID, dall’acquisto dell’infrastruttura fisica per la lettura dei colli in ingresso e in uscita e da alcuni applicativi software.

L’idea fu sviluppata ormai più di 15 anni fa da Sait srl, una software house franciacortina che da fine anni ‘90 opera con queste tecnologie e che negli ultimi anni applica anche al mondo del vino con una soluzione chiamata Wineability.
La procedura inizia con la creazione di di un codice univoco (Create it) per ogni singolo pezzo, viene poi marcato il prodotto (label it) con qualunque tipo di tecnologia disponibile. Ad esso può venire associata un’identità digitale con relativo certificato digitale inserito in un NFT Non Fungible Token (le cui potenzialità vedremo meglio descritte nella puntata di prossima uscita n.d.r.) così che ogni bottiglia di vino esista non solo nel mondo reale ma anche nel metaverso (il tutto certificato in blockchain).
Questo numero seriale viene apposto sulle etichette nel corso del processo di imbottigliamento, etichettatura e confezionamento dei cartoni e garantisce la tracciabilità della singola bottiglia nel processo produttivo, in logistica e anche nel retail.  

Le differenti scelte rispetto al codice (QR code) o al tag RFID (NFC o UHF) possono poi aumentare le performance in uno specifico ambito.
Partendo dal più semplice da realizzare e più diffuso QR code questo si rivela il più economico perché comporta il solo costo della stampa ed è di facile lettura, essendo sufficiente uno smartphone. Dunque di certo è adeguato per comunicare con il cliente finale ma essendo facile da copiare e stampare fornisce un basso livello di sicurezza.
Anche il tag NFC (Near Field Communication ossia comunicazione di prossimità) può essere letto dal telefono cellulare del consumatore ma eleva il livello di anti contraffazione perché contenendo un’informazione crittografata e salvata in blockchain è impossibile da copiare ed è sicuro come una carta di credito. E’ però più costoso.
Diversamente dai precedenti, il tag RFID UHF è specificamente usato nei processi produttivi e di logistica e dunque necessita di appositi lettori per letture multiple, rapide ed efficaci anche a distanza.
Che il numero seriale sia su codice o su tag ogni lettura è comunque registrata in blockchain, tutti i passaggi che vive il prodotto vengono tracciati e tramite le funzioni di trasferimento della proprietà  (passaggio del certificato digitale) si possono stabilire canali di comunicazione esclusivi: tra cantina e consumatori finali, per fornire un servizio informativo e di customer engagement; tra la cantina e gli altri anelli della filiera, per avere informazioni sulla rete distributiva.
E’ però da sottolineare che questa tecnologia può funzionare solo in condizioni di collaborazione tra tutti gli attori della filiera, dai produttori ai rivenditori ai consumatori. Condizione non facile da realizzare ma da perseguire in quanto i benefici di una filiera tracciata, trasparente, efficiente ricadono su tutti i soggetti che la compongono. 

Efficienza, risparmio e sostenibilità

Un punto saliente di una filiera utilmente tracciata in blockchain è individuare le fonti qualificate dalle quali acquisire le informazioni certe sul processo produttivo e sugli attori della filiera. Avvalendosi di dati certi l’automatizzazione dei controlli rende di fatto più efficiente, economico e di conseguenza più ecologico tutto il processo.
La digitalizzazione e lo sviluppo di progetti agritech consentono l’implementazione di tecniche di produzione altamente sofisticate - come nel campo dell’agronomia la viticoltura di precisione - che sono in grado di offrire un supporto davvero prezioso e tutte le azioni finalizzate alla sostenibilità essendo tracciate possono essere comunicate al consumatore.
E rispetto invece al tema della sostenibilità della blockchain bisogna ricordare che non comportano tutte gli stessi costi energetici, alcune sono più costose di altre. L'algoritmo di consenso di Otichain - la catena a blocchi menzionata prima per i casi tracciabilità moda e vino – questa non si basa su un lavoro dei nodi a forza bruta (come Bitcoin), ma garantisce l'utilizzo di nodi a bassa energia e contemporaneamente un elevato numero di transazioni al secondo......

Puntata 2: Cosa sono gli NFT? Come questa tecnologia può essere di supporto al settore vino?

 

Contatti
info@wineability.net
www.wineability.net 

 

 

Sait srl
Via per Rovato, 31/c -25030 Erbusco (BS)
tel. 0307760601
info@saitweb.it
www.saitweb.it 

 

Pubblicata il 23/03/2023
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Titolo del periodico: Rivista Internet di Viticoltura ed Enologia
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ISSN 1826-1590
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