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    Pubblicata il: 09/03/2020

ERVI, finalmente i primi vini in commercio

Dopo una lunga fase di sperimentazione, due aziende hanno avviato un progetto commerciale dedicato

Intraprendere un processo di miglioramento genetico pone inevitabilmente il selezionatore di fronte a due ostacoli difficilmente sormontabili in cui l’incertezza del successo commerciale  dei nuovi prodotti (più o meno rapido) si contrappone alla pressoché matematica certezza dei tempi richiesti per la selezione di materiale genetico innovativo. Con specifico riferimento alla viticoltura da vino, è peraltro nota la difficoltà di valorizzazione di tali ottenimenti che raramente hanno incontrato successo commerciale, interesse da parte dei produttori e delle istituzioni preposte alla valorizzazione dei vini. In Italia, fatta eccezione per il Manzoni bianco (nato dalla combinazione di Riesling Renano x Pinot Bianco) che si è affermato in Veneto e in alcune altre regioni, gli incroci intraspecifici di successo (es. Rebo in Trentino, Albarossa in Piemonte) sono oggi relegati su modeste superfici frutto di una valorizzazione avvenuta in seguito rispetto alla conclusione del processo di selezione.

Così, a Piacenza, il progetto ValorInVitis, concepito con l’obiettivo generale di migliorare la competitività del sistema vitivinicolo locale, ha perseguito la valorizzazione dell’Ervi, vitigno ottenuto negli anni ’70 dal Prof. Mario Fregoni incrociando Barbera x Croatina e, dal 2003, riconosciuto idoneo alla coltivazione in Emilia Romagna. Al pari degli altri incroci, l’Ervi non ha finora trovato adeguate opportunità di valorizzazione e l’assenza di uno spazio dedicato tra le denominazioni d’origine del territorio non ha spinto i viticoltori a intraprendere azioni innovative incentrate sul vitigno. Tuttavia, sulla scorta dei risultati incoraggianti frutto di ricerche preliminari condotte dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, spinti dallo spirito innovativo e dall’esigenza di differenziazione della gamma aziendale, due coraggiosi viticoltori piacentini – Andrea Illari (Azienda Vitivinicola Villa Rosa, Bacedasco Basso) e Andrea Pradelli (Tenuta Borri, Pillori di Travo) hanno scommesso sull’Ervi con l’obiettivo di realizzare vini di alta qualità potenzialmente rivolti anche al mercato internazionale. Nell’ambito del progetto ValorInVitis, sono state presentate le prime due etichette di Ervi in purezza in occasione di due eventi dedicati tenutisi a Piacenza (nel novembre 2018) e a Verona in occasione del Vinitaly 2019 ospiti del Consorzio di Tutela Vini DOC Colli Piacentini.

Di seguito alcune caratteristiche dei vini in commercio.

  • “Don Dante” di Tenuta Borri

I vigneti sono localizzati nel comune di Travo (PC) località Margherita, all’ altezza di 460 m slm con esposizione sud. I terreni hanno l’origine calcareo marnosa. Le uve sono raccolte esclusivamente a mano e conferite in cantina in singole cassette, pigiadiraspate e macerate nel mosto per 20 giorni per estrarre sostanze coloranti e aromatiche. Segue fermentazione naturale da lieviti indigeni e vinificazione in contenitori di acciaio inox dove avviene anche l’affinamento con permanenza su lieviti e fecce fini per sei mesi. Successivamente il vino sosta in tonneaux d’Allier per un anno. Il vino non viene filtrato né stabilizzato, è messo in vendita dopo almeno 12 mesi dall’imbottigliamento.

  • “Ervin” di Azienda Vitivinicola Villa Rosa

I vigneti si trovano nel comune di Vernasca, a Bacedasco Basso, su suoli argillo-limosi appartenenti alla serie delle Terre rosse antiche. La vinificazione prevede una lunga macerazione sulle vinacce a temperatura controllata per migliorare l’estrazione dei tannini  ,del colore e degli aromi . L’affinamento nei serbatoi di acciaio dura 6 mesi. Dopo l’imbottigliamento il vino riposa in bottiglia per circa due mesi prima di essere messo in commercio. “Ervin 18 ” viene prodotto senza l’aggiunta dei solfiti.

 

Pubblicata il 17/12/2019
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Titolo del periodico: Rivista Internet di Viticoltura ed Enologia
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Registro Stampa - Giornali e Periodici: iscrizione presso il Tribunale di Piacenza al n. 722 del 02/03/2018
ISSN 1826-1590
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