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“C’è tra di voi un giornalista?” Indizi di una errata comunicazione al consumatore

di Gianni Trioli

Ieri a Firenze ero alla presentazione di un nuovo libro che parla di vino, rivolto al consumatore, che si prefigge l’obiettivo di fornirgli informazioni storiche, culturali e tecniche. Il punto di partenza sono stati i risultati di un’indagine condotta presso il consumatore (di vino e di altri alimenti) da cui emerge chiarissima la richiesta di trasparenza ed informazione su quello che mangia e beve. Esigenza legittima, direi anche scontata. Ma con tutto il parlare di vino che si fa, il nostro consumatore non è al contrario saturato di informazioni? Mentre mi ponevo queste domande mi sono tornati alla mente alcuni ricordi che hanno accesso un campanello d’allarme. La prima è una domanda che ho sentito molte volte in cantina, tra lo scherzoso ed il serio. Premessa: Vinidea ha organizzato oltre 40 viaggi studio per tecnici agronomi ed enologi in tutte le regioni vinicole del mondo (esclusa la Cina … nel 2008!): a molti partecipato anch’io personalmente. Nel corso della presentazione dell’azienda o prima di rispondere ad una precisa domanda tecnica, è accaduto spessissimo che il nostro interlocutore si interrompesse per chiedere: “C’è qualche giornalista tra voi?”. Perché, sottinteso, se non c’è vi dico certe cose, se invece c’è di mezzo il consumatore le taccio o le trasformo. Questo non ci è accaduto solo in Francia, patria del vendersi bene, ma anche in Italia ed in moltissimi altri paesi. Altro flash. Per loro natura, nei viaggi Vinidea i gruppi sono di norma accolti dal tecnico dell’azienda. Ma a volte accade che la visita sia condotta inizialmente dal responsabile relazioni pubbliche, tipicamente un’avvenente e simpatica signorina che fa quel lavoro con tutti i gruppi di turisti e clienti che visitano l’azienda. Sono visite spesso comunque divertenti per i tecnici, che si sentono dire che in campo fa tutto madre natura, che per pigiare si usa il torchio vecchio di 200 anni, che assolutamente non si usano additivi, strumenti biologici, stabilizzanti, che il vino non viene nemmeno filtrato e che, in definitiva, chi lavora in azienda non fa altro che osservare compiaciuto l’opera miracolosa ed autonoma di Dio. Peccato che poi, all’arrivo del tecnico, il sogno venga spezzato da una serie di smentite che riporta tutto alla normalità. Abbiamo forse troppo a lungo preso in giro il consumatore ? Forse l’abbiamo rintronato con roboanti aggettivi di descrizione delle sensazioni sensoriali, con lungaggini sulla personalità affascinante del proprietario dell’azienda e/o del winemaker, con descrizioni dettagliate sulle emozioni provate scendendo le scale che portano alla barricaia … e ci siamo dimenticati – o, peggio, abbiamo volutamente omesso – di raccontare tutto il lavoro che sta dietro ad un buon vino. Lo studio preliminare all’impianto della vigna, la scelta di pratiche viticole che sappiano coniugare qualità ed economicità, le continue analisi di controllo dei vini, l’acquisto di quei macchinari che sanno fare il lavoro che vogliamo, i tagli, le aggiunte, i trattamenti, le filtrazioni, le stabilizzazioni … Abbiamo perso troppo poco tempo a spiegare al consumatore tutto questo, con la paura che il nostro vino sia percepito come derivante da un “processo industriale”, e ci siamo rifugiati per comodità nelle banalità. Mi viene in mente anche Albanese nella parodia dell’esperto di vino: tante danze, moine ed espressioni esagerate per poi ridurre la spiegazione all’esclamazione: “Rosso!” … a una banalità. Il consumatore non è più quello di una volta, che distingueva, almeno dalle mie parti, tra “vino del cantinone” e “vino-del-contadino-che-non-aggiunge-niente”. Oggi la qualità per chi beve vino si compone anche della sicurezza alimentare, delle garanzie d’igiene, di una ragionevole costanza della qualità tra le annate. E sa benissimo che il vino non si fa da solo, e non si fa nemmeno (solo) in vigna, come amiamo ripetere ad ogni occasione. Forse è venuto il momento di parlargli chiaramente di agrofarmaci, fertilizzanti, solforosa, caseina, bentonite, lieviti e colle, membrane di filtrazione ed elettrodialisi. Con orgoglio e precisione, spiegandogli che queste pratiche sono a suo vantaggio, sono per difendere la qualità del vino che compra ed il valore del suo acquisto. Speriamo che non sia troppo tardi, di non trovarci invece ben presto a rispondere imbarazzati alle domande sulle diciture in etichetta.
Pubblicata il 12/12/2007
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Titolo del periodico: Rivista Internet di Viticoltura ed Enologia
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Direttore Responsabile: Dott. Giordano Chiesa
Registro Stampa - Giornali e Periodici: iscrizione presso il Tribunale di Piacenza al n. 722 del 02/03/2018
ISSN 1826-1590
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