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Come andrebbe valutato il lavoro di un ricercatore

di Gaetano Ciolfi, CRA-Ist. Sperim. Enologia - Velletri

A proposito dell'editoriale “il perverso destino dei risultati scientifici.....e dei nostri soldi” di Gianni Trioli edito sulla rivista internet di viticoltura ed enologia, anno VI n. 5/1: condivido la critica in esso riportata e la ritengo molto appropriata soprattutto in un momento di grave disagio della ricerca nazionale del settore agronomico e vitivinicolo in particolare. Premesso che la ricerca agricola del Paese ha visto momenti gloriosi e lungimiranti, l’attuale disagio, a mio avviso, è dovuto alla carenza di obiettivi precisi finalizzati alla conoscenza, allo sviluppo e all’applicazione industriale. Questi obiettivi, di norma, appaiono sfuocati anche perché le esigenze di ricerca vengono sacrificate ad un continuo ridimensionamento tecnico dettato da esigenze di bilancio e/o politiche; va da se che, in questi casi, gli obiettivi restano sempre una chimera e il ricercatore non di rado lascia la sua opera incompiuta anche perché mai nessuno gli chiederà conto dell’impatto reale dell’oggetto della ricerca sul mondo della produzione. In questo equivoco di fondo, il ricercatore, si dice, deve essere anche sottoposto a verifica, ed ecco come la coscienza collettiva trovi comodo e giustificativo la formula magica dell’I.P.(impact factor della rivista di pubblicazione) apparentemente imparziale ma fortemente demagogica. Questo modo di operare trova la sua sintesi filosofica in una famosa canzone napoletana: tu vuo’ fa’ l’americano, ma si nato in Italy’……. Per quel che mi riguarda, da un punto di vista etico e professionale, penso che la ricerca pubblica debba avere, tranne casi circoscritti ma soprattutto in questo momento storico, necessariamente uno sbocco applicativo nel determinare un vantaggio competitivo della nazione nonchè contribuire allo sviluppo e alle conoscenze; quindi, la valutazione deve riguardare necessariamente queste e soltanto queste finalità indipendentemente dalla rivista su cui si pubblica o dal contesto di presentazione, che, comunque, devono risultare i più ampi possibili. Alla luce di quanto detto ritengo come la valutazione più appropriata debba essere certificata da colui che andrà ad applicare la ricerca medesima, affiancato, ovviamente al giudizio di referees internazionali di accertato valore per il settore d’indagine a fronte di quanto può scaturire da un circuito di automagnificazione comunque di parte, a volte, non di rado, di casta. Questa procedura avrebbe comunque un impatto immediato positivo legato ad una migliore comprensione degli obiettivi, del percorso tecnico-scientifico e dei risultati ottenuti nel corso di una ricerca; cose, queste, che oggi risultano veramente difficile da decifrare nei termini assoluti. Infatti, come si può agevolmente notare, la stragrande maggioranza delle nostre ricerche si concludono in modo interlocutorio e la reale applicazione allo sviluppo d’impresa e al contesto operativo sfugge. Tutto questo dimostra, se ce ne fosse bisogno, come il nostro sistema di ricerca, seppure con le sue eccezioni, non sia in grado di individuare obiettivi concreti e non sia riuscito ancora ad elaborare criteri autonomi di valutazione del merito logica conseguenza di una pubblica amministrazione alla deriva e sempre più politicizzata. In conclusione, la mia convinzione è che la valutazione dell’operato del ricercatore debba essere affidata alla convergenza di due griglie di valutazione: una interna affidata al mondo produttivo di riferimento ed una esterna affidata a referees internazionali di indiscusso valore.
Pubblicata il 24/05/2007
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Titolo del periodico: Rivista Internet di Viticoltura ed Enologia
Editore e proprietario: Vinidea Srl
Registro Stampa - Giornali e Periodici: iscrizione presso il Tribunale di Piacenza al n. 722 del 02/03/2018
ISSN 1826-1590
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