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Etichetta sbarazzina o bacchettona ?

di Matteo Marenghi

È assolutamente vero che la più cogente esigenza del consumatore è la reale percezione di ciò che sta comprando. Da qui la carta d’identità che accompagna la bistecca, la provenienza di frutta e verdura sui cartellini dei banchi al mercato, il moltiplicarsi di prodotti Dop e Igp, ma anche le confezioni prestigiose e ‘rassicuranti’. Il vino, tuttavia, da sempre dotato di diciture esplicative ben più esaustive di quelle di altri prodotti alimentari, ha già in parte superato questo stadio e si appresta a percorrere nuove vie espressive. Fatta salva la necessità di riportare in etichetta quanto le disposizioni nazionali ed internazionali obbligano. Il momento di rottura delle regole nella presentazione dei vini ha coinciso con l’entrata massiccia delle bottiglie sugli scaffali della grande distribuzione, fenomeno che in Italia è ancora, alla prova dei fatti, non del tutto compreso. Troppo spesso sottostimiamo la differenza enorme che esiste fra comprare un vino al supermercato e in un’enoteca, eppure c’è un abisso; nelle enormi superfici di vendita l’acquirente è solo di fronte al prodotto (si fa per dire, magari compresso da mille persone), e ragiona più liberamente, più istintivamente e senza freni inibitori. Mentre in enoteca valgono tutti i canoni classici e tutti i segni di riconoscimento esteriori della qualità (determinati formati di bottiglie ed etichette, specifici codici di colore, caratteri delle scritte …) nei supermercati ‘il re è nudo’ e affiorano nuovi codici comportamentali, diverse risposte, molteplici possibilità. Il tutto si amplifica poi quando entra in campo lo strumento ‘internet’, con acquisti che rispondono ad esigenze, logiche e pulsioni ancora più estreme e poco o nulla mediate. L’arcinota e fortunata serie inaugurata da [yellow tail] è passata da novità a fatto storico inconfutabile, testimonianza di quanto una fascia consistente di persone sia propensa a scegliere le bottiglie soprattutto in base all’etichetta (colori e immagine impressa). I consumatori americani, ad esempio, dimostrano di preferire etichette che raffigurano animali: dai canguri, ed è il caso di yellow tail, ai coccodrilli o altro. Esiste pertanto un segmento importante di mercato che rifugge dall’assioma ‘il vino è una cosa maledettamente seria’ e privilegia proposte improntate al divertimento e alla convivialità, talvolta alla spregiudicatezza, ma non certo al blasone. Tutto questo senza necessarie implicazioni a livello gustativo. Franco Ziliani, in un recente numero del Corriere Vinicolo riferiva di un produttore canadese ideatore di una linea di vini denominata “Megalomaniac” nelle cui etichette compaiono nomi quali ‘Merlot Linguaccia’, ‘Rosè Mutandine Rosa’, ‘Vanaglorioso Cabernet Sauvignon’… Epiteti, alcuni anche più pesanti, quali ‘Son of a bitch’ (lo lasciamo in inglese) che non certo testimoniano l’austerità e la tradizionalità produttiva dei vini su cui campeggiano. Il giornalista rassicurava tuttavia che i vini, venduti anche on-line, sono andati a ruba, e non si trattava di bottiglie di primo prezzo! C’è quindi spesso l’esigenza di mixare effimero e concreto, qualità e anticonformismo. Fenomeno che in Italia, anche a causa dell’abitudine a regole che impongono anche il tappo da usare e dove ci si scandalizza per il Prosecco in lattina, ancora non viene percepito. Comunque, il ‘disaccoppiamento’ fra elevata qualità del prodotto e sostanziale sregolatezza dell’aspetto può essere una via per attrarre nuovi consumatori, come ben sanno i pubblicitari: oggi i marchi esclusivi utilizzano situazioni accattivanti ed informali, non certo seriose. Nuove mode pervadono quindi il ‘supermercato globale’ e, assieme ai segmenti per i vini ‘giacca e cravatta’ coesistono quelli per bottiglie ‘piercing, tautaggio e slip che escono dai pantaloni’. Non è affatto scontato quale opportunità sia più interessante!
Pubblicata il 26/09/2007
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Titolo del periodico: Rivista Internet di Viticoltura ed Enologia
Editore e proprietario: Vinidea Srl
Registro Stampa - Giornali e Periodici: iscrizione presso il Tribunale di Piacenza al n. 722 del 02/03/2018
ISSN 1826-1590
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