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Mancano i termini della diversità

di Matteo Marenghi

Tutti si affannano a perorare l’unicità dei propri vini, ma mancano le parole per descrivere, anche minimamente, tali originalità, vere o presunte che siano. O meglio, ci sono dei vocaboli “vecchi”, che sono insufficienti (es. secco, dolce, tannico, …) e ce ne sono dei “nuovi” che sono inappropriati (es. solare, allegro, sensuale, …). Di certo le competenze in merito alla degustazione e quindi alla descrizione dei vini sono divenute affare dei comunicatori, con buona pace dei tecnici del vino. Mea culpa obbligatorio per gli enologi, che non hanno ritenuto importante lavorare alla costruzione di un lessico più attinente alle nuove esigenze del settore. Ha molte responsabilità anche la formazione; fino a pochi anni fa nelle facoltà di agraria si sostenevano, e superavano, fior di esami in enologia senza che nessuno avesse messo un bicchiere di vino in mano agli studenti, e men che meno avesse insegnato loro come descrivere ciò che nel bicchiere si trovava. Da qui l’entrata a gamba tesa dei wine-writer, che hanno in un primo momento affascinato una platea di consumatori assolutamente inconsapevoli delle potenzialità sensoriali dei vini, ma che altrettanto velocemente, per colpa di un eccessivo libertinaggio lessicale e di metodo, si sono dimostrati inadeguati a descrivere oggettivamente il vino; oggi non solo non appaiono più credibili, ma non sono ritenuti nemmeno interessanti. Annoiano. È quindi tramontata, definitivamente, l’epoca ove chiunque dotato di fantasia e proprietà di linguaggio poteva proficuamente e legittimamente cimentarsi nella descrizione delle sensazioni organolettiche, poco importa se riscontrabili oggettivamente nel bicchiere. Oggi si sente il disperato bisogno di poter descrivere le reali differenze dei vini con un linguaggio univoco, comprensibile, concreto, ovvero valido tanto per il tecnico quanto per il consumatore-appassionato. È pur vero che l’enologia, accortasi dello spazio lasciato ai comunicatori, è corsa ai ripari, ed ha dirottato l’accreditamento dalla degustazione all’analisi sensoriale, metodologia in grado di dare giudizi quantitativi, e pertanto comparabili. L’analista sensoriale, diversamente dal degustatore, deve sottostare ad una metodica rigorosa; fra le regole ferree, ad esempio, c’è la predisposizione e l’utilizzo di un gruppo d’assaggio. Così perlomeno si elimina un problema alquanto serio, lo strapotere dei “guru”, fatto con addebiti enormi che, quasi sempre, coinvolgono eventi economici anche molto rilevanti per le aziende. Ma questa nuova disciplina non ha risolto il problema in merito al linguaggio; l’analisi sensoriale infatti fornisce un diverso metodo d’indagine, ma non una prassi espressiva innovativa e/o più efficace. Un nuovo linguaggio potrebbe, o meglio dovrebbe, accettare una sfida difficilissima ma impellente: quella di fornire strumenti più efficaci anche ai disciplinari di produzione dei vini Doc, dove oggi si descrivono i vini senza riuscire a tratteggiarne minimamente l’identikit. Appare infatti evidente che non si riesce a dare un minimo di confine e di identità alla caratteristiche peculiari dei vini, e ci si rifugia nella parola “tipicità”. Non che si possa colmare l’attuale lassezza dei disciplinari solo coniando nuove espressioni: la tipicità rimarrà comunque un concetto complesso, fatto anche di emotività e suggestioni non del tutto riconducibili a percezioni di un odore o di un sapore. Si tratterebbe però di meglio individuare un profilo di riferimento più netto e non una verità assoluta. Di certo non si può proseguire oltre sulla strada attuale, dove la descrizione dei vini si manifesta spesso con uno sproloquio di termini che poggiano, o su un limitatissimo livello di competenza e su uno sconfinato quanto improbabile vocabolario, oppure su una terminologia vecchia, astrusa, insufficiente e poco attraente. Mentre invece il marketing e la comunicazione hanno, mai come oggi, un disperato bisogno di termini nuovi per descrivere i vini e per più agevolmente sottolineare le diversità gustative dei prodotti senza apparire nè banali nè scontati, ma anzi, concretamente seducenti. NdR. Chi vuole esprimere la propria opinione su Infowine può scrivere a ita@infowine.com
Pubblicata il 18/04/2007
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Titolo del periodico: Rivista Internet di Viticoltura ed Enologia
Editore e proprietario: Vinidea Srl
Registro Stampa - Giornali e Periodici: iscrizione presso il Tribunale di Piacenza al n. 722 del 02/03/2018
ISSN 1826-1590
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