italianoenglishfrançaisdeutschespañolportuguês
Lingua
Cerca nel sito
  • La mela non si tocca - A Diachem movie
    Una visione che si proietta sul domani con una proposta sostenibile e integrata, che parte dal desiderio di contribuire alla sicurezza alimentare globale, rispettando Uomo e Ambiente.
    Pubblicata il: 24/11/2021

VQPRD, l'ora della verità

di Matteo Marenghi

Troppo facile, ora che la nuova Ocm è stata definita, esercitare il diritto di critica. Ma mentre la critica può essere accettata da chi, come il sottoscritto, ha sempre sostenuto che tutto sommato, a parte il finanziamento dell’estirpo (chi smette un’attività deve farlo perché si rende conto che non rende, non per accaparrarsi dei contributi) la proposta era interessante e coraggiosa, e che non può che deprecare oggi un quadro normativo deturpato dall’accettazione delle richieste di tutti, va respinta quando arriva da chi sparava a zero sulla bozza iniziale. È infatti favolosamente contraddittorio che tutti quei rappresentanti di categoria che hanno lavorato per smussarne gli angoli e mantenere i privilegi nefasti (distillazione, diritti d’impianto, …) ora si lamentino del fatto che la forma definitiva dell’Ocm rappresenti un’occasione persa, eccessivamente annacquata rispetto alla proposta iniziale. Mentre costoro dicono ciò reggono ancora in mano la brocca utilizzata per versare l’acqua… Tuttavia è oggi di nessun giovamento la recriminazione di ciò che non è stato. È attività che lasciamo alla politica, maestra nell’esercitare l’arte dell’inutile oratoria. Meglio, per chi segue con reale interesse i destini della filiera, concentrarsi sui nuovi scenari. Di certo i Vqprd sono ad un bivio; o si evolvono, o periscono. Deleteria la possibilità di indicare in etichetta vitigno ed annata anche per i vini da tavola? No, corretta verso il consumatore e foriera di opportunità per i produttori, ma la distanza con Vqprd ed Igt si riduce, pericolosamente. Unica chance per le denominazioni è aumentare la diversità fra loro ed i vini da tavola, offrendo nuove garanzie. Anzitutto non è più procrastinabile la ‘vera garanzia’ dei requisiti minimi di legge; ovvero territorialità, rese e metodi di coltivazione, vitigni impiegati, pratiche enologiche, … Infatti, se il consumatore non verrà rassicurato da controprove che i controlli sono efficaci e diffusi (la prova che si fanno i controlli è, spiace dirlo, che si vedano comminare le previste sanzioni) si disaffezionerà, giustamente, alle Doc. Ma occorre anche dare segnali nuovi di ulteriore tipicità e unicità rispetto ai vini da tavola. Quali? Ad esempio il divieto di utilizzo di qualsiasi mezzo di arricchimento nei vini a Doc e Docg. La battaglia nazionale condotta (non per nobiltà, ma per convenienza) sul divieto all’impiego dello zucchero di bietola è stata portata avanti contemporaneamente alla difesa dell’utilizzo dello zucchero d’uva (ovvero i mosti concentrati e rettificati). C’è qualcuno che realmente pensa che il consumatore faccia differenza fra i due tipi di arricchimento? Non è forse l’utilizzo di mosti concentrati (rettificati o meno) un metodo per salvare uve scadenti (perché coltivate privilegiando la quantità, o in luoghi non idonei) e/o annate non degne di originare vini di qualità? E perché mai queste uve devono originare, come in effetti originano, vini a denominazione? Inoltre, in un momento come l’attuale, dove il vero problema di chi coltiva correttamente è quello di avere uve meno zuccherine per non trovarsi con vini eccessivamente alcolici, mi dite come giustificare che per i vini Doc italiani, baciati dal sole, si faccia ricorso, massiccio, all’arricchimento? Se compro una Barbera, un Merlot o un Chianti Doc non voglio che contengano né zucchero da barbabietola né zucchero (e semmai parte di aromi) di un Primitivo pugliese o di un Nero d’Avola siciliano, che tradiscono contemporaneamente sia la provenienza territoriale sia il vitigno che la denominazione garantisce (o dovrebbe garantire). E che fare quando l’annata non è buona? La cosa più ovvia e dovuta al consumatore: rinunciare alla Doc e produrre, ricorrendo all’arricchimento, corretti vini da tavola!
Pubblicata il 22/01/2008
Schede correlate
    Adriano Zago
    docente e consulente in viticoltura ed enologia biodinamica
    Laureato in Agraria presso l’Università di Padova, ed in Viticoltura ed Enologia presso l’Università di Montpellier, inizia a lavorare come responsabile dei vigneti in aziende del Chianti Classico ...
    Pubblicata il:12/11/2016
    di Gianni Trioli
    Ieri a Firenze ero alla presentazione di un nuovo libro che parla di vino, rivolto al consumatore, che si prefigge l’obiettivo di fornirgli informazioni storiche, culturali e tecniche. Il punto di ...
    Pubblicata il:12/12/2007
    di Raffaele Lovino, CRA Istituto Sperimentale per l'Enologia, SOP Barletta
    A proposito dell'editoriale “il perverso destino dei risultati scientifici.....e dei nostri soldi” di Gianni Trioli edito sulla rivista internet di viticoltura ed enologia, anno VI n. 5/1: condivid...
    Pubblicata il:09/07/2007
    di Maurizio Gily, consulente e giornalista
    Il Ministero ha espresso parere negativo sull’utilizzo di tappi alternativi al sughero per i vini a DOCG, rispondendo così picche ad una richiesta di UNAVINI. Orbene, il punto non è se i funzionari...
    Pubblicata il:15/12/2005
    di Matteo Marenghi
    È recente la norma che impone ai locali pubblici di esporre tabelle che indicano, in base al peso corporeo ed al sesso, il quantitativo massimo delle più comuni bevande alcoliche assumibile senza s...
    Pubblicata il:27/10/2008
    di Gianni Trioli
    È stato annunciato da poche settimane la II Conferenza Internazionale su Cambiamento Climatico e Vino, che nasce sul grande interesse suscitato dalla prima edizione 2006 e che vede come invitato sp...
    Pubblicata il:12/10/2007
© Vinidea srl 2016: Piazza I° Maggio, 20, 29028 Ponte dell'Olio (PC) - ITALY - P.Iva: 01286830334
Per contattarci segui questo link
Titolo del periodico: Rivista Internet di Viticoltura ed Enologia
Editore e proprietario: Vinidea Srl
Registro Stampa - Giornali e Periodici: iscrizione presso il Tribunale di Piacenza al n. 722 del 02/03/2018
ISSN 1826-1590
powered by Infonet Srl Piacenza
Privacy Policy
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Maggiori informazioniOK

- A +
ExecTime : 1,546875