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Cosa chiede oggi il mercato ad un vino bianco? Quali sono le conseguenze tecniche?

Enoforum 2019 video presentato nel modulo dedicato al progetto WISHELI

Cosa chiede oggi il mercato ad un vino bianco? Quali sono le conseguenze tecniche?

Il 23 maggio 2019 presso il convegno Enoforum, che ha raggruppato più di 1200 convegnisti, è stato presentato il progetto Wisheli, finanziato dal Piano di Sviluppo Rurale della regione Umbria (Misura 16- Sotto Misura 16.1)

Il progetto si pone come obbiettivo il miglioramento della shelf-life dei vini e più particolarmente dei vini bianchi umbri.  L’enologo Nicola Biasi è intervenuto per Famiglia Cotarella, il capo fila del gruppo operativo, dettagliando cosa chiede oggi il mercato ad un vino bianco e quali sono le conseguenze tecniche di queste richieste.   

Come primo argomento è doveroso chiederci cosa si intende per shelf-life? Rappresenta il periodo durante il quale un vino mantiene le sue caratteristiche organolettiche. Questo concetto è spesso associato all’ossidazione dei vini. Non è obbligatorio che quest’ossidazione sia totale per osservare la decadenza di alcune proprietà organolettiche che rendono un vino diverso rispetto ad un altro.

L’intervento del Dott.Biasi si è poi focalizzato sui vari attori della filiera: consumatore, importatore e distributore, aziende vitivinicole ed enologi.

Enologi e produttori di vino devono innanzitutto capire quello che desidera il consumatore prima di decidere come produrre il vino.  Il consumatore di oggi è preparato sia nella conoscenza dei vari vini che delle peculiarità dei vari vitigni e delle varie zone di produzione. In effetti il vino non è più semplicemente una bevanda ma è diventato un argomento di conversazione e un modo di incrementare la propria cultura. Oggi non è più sufficiente realizzare dei vini che siano puliti e definiti al livello organolettico perché il consumatore cerca vini che abbino un carattere ed un’identità; il prodotto deve essere riconoscibile e ricondurre, ancora più che a una varietà, ad un territorio ben definito. Questo dato di fatto è molto positivo per un paese come l’Italia che vanta una miriade di territori molto vari l’uno rispetto all’altro.

Importatori e distributori sono anche essi molto preparati sulle tecniche di produzione e le varie zone del mondo. Sono dei degustatori precisi e allenati in quanto hanno l’occasione di degustare spesso e di visitare le varie zone di provenienza dei vini che propongono. Sono di conseguenza un prezioso tramite tra consumatore ed enologo e che possono aiutare nel capire cosa richiede in effetti il mercato. Sono inoltre molto esigenti con le cantine perché la proposta di vini di qualità è molto ampia.

Le aziende vitivinicole sono attente oltre al mercato, alla sostenibilità, alla territorialità e ai vari vitigni autoctoni. L’enologo parte dalla richiesta del consumatore per fare un’enologia di precisione adeguando i suoi protocolli alle varie varietà e le varie zone. Il prodotto deve essere perfetto non soltanto sotto il punto di vista della qualità ma anche riguardo alla sua tipicità.

Per evitare una standardizzazione del prodotto è importante evitare l’ossidazione sia in fase di vinificazione ma anche lungo tutta la sua vita di bottiglia, e per i vini bianchi la surmaturazione delle uve e i processi invasivi che appiattiscono le caratteristiche del prodotto.  

Il progetto WISHELI che raggruppa nel gruppo operativo le cantine Famiglia Cotarella, Monrubio, Terre della Custodia, Castello delle regine, il laboratorio ISVEA, Impresa Verde e l’università della Tuscia (DIBAF) sta analizzando i vari fattori che conducono all’ossidazione.

Per maggiori informazioni sul progetto WISHELI (Programma di Sviluppo Rurale per l’Umbria 2014-2020 – Misura 16 – Sottomisura 16.1) contattare ISVEA www.isvea.it o controllare il sito www.wisheli.it.

Pubblicata il 19/08/2019
    • Progetto Wisheli : cosa chiede oggi il mercato a un vino bianco e le conseguenze tecniche?
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      Nicola Biasi
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ISSN 1826-1590
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