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Cambiamento climatico: è un tema tecnico o marketing ?

di Gianni Trioli

È stato annunciato da poche settimane la II Conferenza Internazionale su Cambiamento Climatico e Vino, che nasce sul grande interesse suscitato dalla prima edizione 2006 e che vede come invitato speciale Al Gore, l’ex vicepresidente americano dapoco insignito del premio Nobel per la Pace in ragione della sua attuale opera di sensibilizzazione verso l'ambiente. Da tempo Infowine segue con grande interesse il tema del cambiamento climatico, a cui sono state dedicate vari articoli ed editoriali ed è partner della Conferenza di febbraio a Barcellona. Il commento di un lettore francese al mio precedente pezzo (per leggerlo segui il,link a fianco) mi dà lo spunto per un’altra riflessione sul cambiamento climatico. La nostra lettrice – una produttrice del nord della Francia - aveva espresso, in rispota al mio articolo, una posizione alquanto critica e scettica, sostenendo la tesi che l’allarmismo creato attorno al problema è artificiale, gonfiato ad hoc soprattutto dalla comunità scientifica per giustificare il proprio lavoro e per avere maggiore visibilità. A mio parere i dati scientifici, se forse non dimostrano appieno l’esistenza del problema, sono almeno largamente sufficienti a giustificare una riflessione. Tuttavia non solo rispetto lo scetticismo della nostra lettrice - che Infowine ringrazia per il suo intervento, benché critico - ma ho anche personalmente verificato che questo atteggiamento è largamente diffuso non solo presso i produttori, ma anche presso una buona parte della comunità scientifica che si occupa di vino. La loro tesi è, in sintesi: le anomalie che osserviamo oggi potrebbero benissimo essere eccezioni, tipiche del sistema climatico terrestre nel lungo periodo, ma che non riusciamo a caratterizzare come tali perché da pochi secoli abbiamo dati precisi sui parametri climatici. Personalmente penso che la dimostrazione scientifica assoluta l’avremo solo quando sarà troppo tardi per reagire e che quindi vale la pena di riflettere da ora nuove strategie viticole ed enologiche, ma vorrei affrontare qui il problema non sotto il profilo tecnico-scientifico, ma dal punto di vista del marketing. La domanda che mi pongo è: in un prossimo futuro il consumatore considererà il fattore ecologico tra i principali parametri di scelta di un vino, attribuendo all’”Earth friendly” importanza simile a quella degli attuali prezzo, varietà, origine …? Sono convinto di si, almeno per quel segmento di consumatori abituali non particolarmente appassionati esperti che compra il vino al supermercato e che gestisce la maggioranza dei volumi del nostro settore. I media stanno bombardando gli utenti di notizie riguardanti il clima. Nelle televisioni e sui quotidiani l’evento climatico eccezionale “fa notizia” e basta una siccità solo annunciata o un’allagamento localizzata per sentire grida catastrofiste sicuramente esagerate in molti casi, ma che inevitabilmente influenzano ed allarmano il consumatore. Se ne sono accorti da tempo i grandi marchi internazionali, le cui pubblicità richiamano spesso a temi ecologici. Anche nel nostro settore attori importanti cavalcano con decisione l’onda. Cito brevemente solo alcuni esempi: - il CIVC Champagne sta lavorando da anni alla determinazione del “bilancio carbonio” dell’intera produzione champenoise, ed ha già individuato alcune strategie di riduzione dell’impatto ambientale (riduzione del peso delle bottiglie e del trasporto via aerea …); - il governo britannico (WRAP) fa pressione sulle catene distributive affinché limitino la quantità di vino importato in bottiglia in UK e privilegino il vino importato sfuso ed imbottigliato in loco; - la WFA australiana (associazione federale dei tecnici e dei produttori del vino) identifica il rispetto dell’ambiente tra i 5 punti strategici da considerare; - il gruppo Torres annuncia l’investimento di 10 M€ per un maggiore uso di energie rinnovabili (cellule fotovoltaiche, mezzi ibridi …); Despagne, il noto produttore bordolese, ha avviato un programma teso ad ottenere una azienda vitivinicola a “emissione carbonio zero”; ad ambedue i casi la stampa internazionale di settore dedica ampio spazio. E, in settori simili: - la birreria Adnams riceve un premio Carbon Trust (finanziata dal governo UK) per avere ridotto del 30% il peso delle sue bottiglie ed avere installato pannelli solari ed un sistema di recupero dell’acqua piovana sui tetti dello stabilimento - Coca-Cola fa gran rumore sulla riduzione di 2 grammi (da 26 a 24g !) delle sue bottiglie in PET; - Nestlé, Coca Cola e SABMiller firmano un impegno a meglio gestire il consumo di acqua nei propri stabilimenti Forse qualche top manager di queste aziende sarà stato “folgorato sulla via di Damasco” dalla sensibilità ambientale, ma è chiaro che lo scopo principale di queste azioni, ampiamente pubblicizzate, è di affermarsi nell’immaginario del consumatore come “azienda rispettosa dell’ambiente”. Se importanti gruppi internazionali si preoccupano di essere i primi ad appiccicarsi l’etichetta, significa che prevedono un crescendo di sensibilità nel consumatore. E, contemporaneamente, contribuiscono ad aumentarla, innescando un processo esponenziale. Secondo me, quindi, indipendentemente dal fatto che il cambiamento climatico sia reale o sia un’invenzione dei ricercatori o dei politici, dovremo fare presto i conti con la sensibilità del consumatore sul tema. Un consumatore a cui sarà stato imposto di non usare la piscina d’estate, d’innaffiare il giardino solo la notte, che ha subito un paio di black-out energetici e che non può entrare in centro città perché la sua auto non è Euro 3, sarà ben disposto verso l’acquisto di una bottiglia di vino il cui vetro pesa quasi più del contenuto, con un consumo d’acqua in cantina che può arrivare a 2,5 litri d’acqua per litro di vino, trasportata con aerei supersonici da un continente all’altro e ottenuta da vigne irrigate con più di 100 litri d’acqua per ottenere 1 litro di vino ? La domanda è retorica. Certo, si potrà spiegare che altre industrie o altre coltivazioni consumano anche più acqua ed energia, ma sarà comunque troppo tardi. Concludendo: anche per chi non è convinto che il fenomeno del cambiamento climatico sia reale si impone una riflessione strategica. Prima di chiudere, torno brevemente sul tema del pericolo della variabilità di cui al mio precedente articolo per riportare un esempio esplicativo di ciò che intendevo dire. In Sicilia quest’anno c’è stato un calo di produzione del 30% (2 Milioni di hl !!) dovuta ad un’anomala piovosità primaverile che ha permesso lo sviluppo precoce di peronospora. Non essendo abituati a trattare contro questa malattia, sebbene siano note e nemmeno tanto costose le strategie di difesa, i viticoltori si sono fatti sorprendere ed hanno perso in alcuni casi più della metà della produzione. A nessuno passava fino ad ora nella testa di organizzare in Sicilia un corso di formazione sulla difesa dalla peronospora, ed invece un piccolo investimento - in apparenza inutile - sulla conoscenza dei viticoltori avrebbe fruttato parecchio.

Pubblicata il 12/10/2007
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Titolo del periodico: Rivista Internet di Viticoltura ed Enologia
Editore e proprietario: Vinidea Srl
Registro Stampa - Giornali e Periodici: iscrizione presso il Tribunale di Piacenza al n. 722 del 02/03/2018
ISSN 1826-1590
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