La vite (Vitis vinifera L.) rappresenta una delle colture principali per estensione di superficie coltivata e per l’importanza economica dell’uva e dei suoi derivati. Le varietà coltivate sono però suscettibili a numerosi patogeni che ne danneggiano la produttività e la qualità. Ne consegue un forte impiego di prodotti antiparassitari, il cui utilizzo oltre ad essere oneroso ha conseguenze negative sull’ambiente e sull’uomo. Sono state quindi intraprese diverse strategie per combinare i tratti qualitativi delle varietà coltivate con i caratteri di resistenza delle specie selvatiche. L’applicazione del miglioramento genetico ha tuttavia avuto uno scarso successo per le caratteristiche biologiche della vite (lungo ciclo di generazione, elevata eterozigosità e depressione da inbreeding), per la bassa qualità delle uve prodotte degli ibridi ottenuti e per la complessità genetica dei tratti di resistenza. Il recente sequenziamento del genoma di Pinot Nero rappresenta un passo importante in quanto permette di definire e caratterizzare con precisione le regioni genomiche correlate ai caratteri quantitativi (Quantitative Trait Loci, QTL) responsabili della resistenza.
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