Questo articolo informativo, a cura della redazione di Infowine, è stato estratto dalla lezione “L’organizzazione del profumo del vino e la sua evoluzione nel tempo – PARTE II” tenuta da Luigi Moio, Università di Napoli (vedi qui la prima parte).
Nel testo troverete i link per approfondire i diversi argomenti trattati.
L’aroma del vino è il risultato di una complessa interazione tra i composti chimici derivati dall’uva, la fermentazione e l’invecchiamento. Comprendere la stratificazione degli aromi e la loro evoluzione nel tempo è essenziale per gli enologi. Questo articolo esplora i principali fattori che determinano l’aroma del vino e come si sviluppano durante il processo di vinificazione.
La formazione degli aromi primari: l’odore dell’uva e del mosto
Gli aromi primari del vino provengono direttamente dall’uva e sono strettamente legati alla varietà utilizzata. Tuttavia, non tutte le uve presentano composti aromatici immediatamente percepibili. Un esempio emblematico è il Trebbiano, una varietà che manca di precursori aromatici significativi, a differenza del Moscatello, ricco di terpeni, responsabili delle sue note floreali.
Nei mosti neutri, l’odore predominante è quello erbaceo, dovuto alla degradazione enzimatica degli acidi linoleico e linolenico. Questa reazione porta alla formazione di alcoli e aldeidi a sei carboni (esanale, cis-3-esenale, trans-2-esenale), responsabili delle tipiche note vegetali.
Inoltre, in alcune varietà come il Sauvignon Blanc o il Cabernet Sauvignon, il mosto contiene composti come le pirazine, che intensificano il carattere erbaceo.
Il ruolo della fermentazione: acidi, alcoli superiori ed esteri
Durante la fermentazione alcolica, i lieviti trasformano gli zuccheri in alcol etilico e anidride carbonica. Oltre a questi prodotti principali, si generano anche acidi (acetico, butanoico, esanoico, ottanoico), alcuni dei quali, in concentrazioni elevate, possono conferire note sgradevoli, come quelle di formaggio o di stalla.
Gli alcoli superiori, come il 3-metilbutanolo, il 2-metilbutanolo e il 2-feniletanolo, si sviluppano contemporaneamente e apportano caratteristiche sensoriali variabili. Il 2-feniletanolo, in particolare, aggiunge sottili note floreali di rosa, mentre altri alcoli superiori, come l’alcol amilico e isoamilico, possono ricordare i solventi o le vernici.
Gli esteri si formano per reazione tra alcoli e acidi durante la fermentazione e sono responsabili delle note fruttate e fresche dei vini giovani. Tra gli esteri più significativi vi sono:
- Acetato di isoamile (banana)
- Butanoato di etile (ananas)
- Ottanoato di etile (frutta tropicale)
L’equilibrio tra esteri e alcoli superiori determina il profilo aromatico del vino. Se predominano gli esteri, il vino acquisisce un carattere fruttato e gradevole, mentre se dominano gli alcoli superiori, il profilo olfattivo tende a essere più generico e vinoso.
L’evoluzione dell’aroma nel tempo: la stratificazione olfattiva
L’aroma del vino può essere descritto come una stratificazione di componenti volatili che si combinano e si trasformano nel tempo. Si possono identificare cinque strati principali:
1 – Aldeidi e alcoli a sei carboni: responsabili delle note erbacee iniziali.
2 – Alcool etilico e acidi grassi: formano la base olfattiva comune a tutti i vini.
3 – Alcoli superiori: aggiungono complessità, ma possono essere percepiti come difetti se in eccesso.
4 – Esteri: conferiscono freschezza e note fruttate ai vini giovani.
5 – Composti specifici del varietale: si tratta di terpeni (Moscato), tioli (Sauvignon Blanc), metossipirazine (Cabernet Sauvignon), rotundone (Syrah), che conferiscono al vino la sua identità varietale.
Il ruolo della base aromatica fermentativa
Uno degli aspetti più interessanti è la cosiddetta “base aromatica fermentativa”, un insieme di molecole comuni a tutti i vini, tra cui alcoli, acidi organici, esteri e acetaldeide. Questa base agisce come un “tampone aromatico”, assorbendo la maggior parte dei cambiamenti sensoriali e permettendo solo ad alcuni composti di emergere.
Molecole come l’acetato di isoamile e il beta-damascenone sono tra le poche in grado di modificare questa base, aggiungendo caratteri distintivi al profilo olfattivo del vino.
L’aroma del vino come orchestra olfattiva
L’analisi della complessa struttura aromatica del vino può essere paragonata a un’orchestra olfattiva.
Alcuni vini varietali si distinguono per la presenza di una molecola dominante, un vero e proprio “solista” che guida la percezione aromatica. È il caso, ad esempio, del Sauvignon Blanc, dove i tioli volatili giocano un ruolo fondamentale nella definizione del bouquet.
D’altra parte, esistono vini “orchestrali”, senza una singola molecola dominante, in cui la percezione olfattiva risulta dall’equilibrio tra più componenti aromatiche.
In questi casi, la variabilità ambientale e del terroir ha un’influenza maggiore, rendendo l’identità del vino più sensibile ai fattori esterni.
L’evoluzione dell’aroma del vino nel tempo
L’invecchiamento del vino è un processo dinamico in cui gli equilibri chimici tra le molecole volatili subiscono continue trasformazioni. Gli esteri fruttati, inizialmente predominanti nei vini giovani, tendono a idrolizzarsi nel tempo, liberando alcoli e acidi che possono influire negativamente sulla percezione aromatica.
Questa fase di transizione può portare a una temporanea diminuzione dell’intensità olfattiva, una sorta di “fase dormiente” in cui il vino appare aromaticamente neutro. Successivamente, se il vino possiede sufficienti precursori aromatici, questi possono rilasciare nuove molecole odorifere, restituendo complessità e ricchezza al bouquet.
Il ruolo dell’ossigeno nell’evoluzione aromatica
Uno degli elementi chiave nella trasformazione degli aromi del vino è l’ossigeno. Il suo impatto varia a seconda del tipo di vino:
- Nei vini bianchi, l’ossigeno rappresenta una minaccia significativa, favorendo la formazione di composti come l’acetaldeide e la fenilacetaldeide, responsabili di sgradevoli note ossidative, come la mela cotta o il caramello.
- Nei vini rossi, invece, la presenza di antociani e tannini fornisce una protezione antiossidante naturale, rallentando i processi di degradazione.
Il controllo dell’ossigeno durante la vinificazione e lo stoccaggio è quindi essenziale per preservare la qualità aromatica del vino nel tempo.
Temperatura e stabilità degli esteri
Un altro fattore determinante nell’evoluzione dell’aroma del vino è la temperatura di conservazione. Studi scientifici hanno dimostrato che le alte temperature accelerano la degradazione degli esteri volatili, riducendo la freschezza aromatica del vino.
Ad esempio, l’acetato di isoamile, responsabile delle note di banana nei vini giovani, si idrolizza rapidamente a temperature superiori ai 20°C. Al contrario, gli esteri etilici più resistenti possono contribuire a una maggiore longevità aromatica, il che li rende particolarmente desiderabili per la produzione di vini destinati all’invecchiamento.
L’interazione tra legno e aroma del vino
L’invecchiamento in legno introduce un ulteriore elemento di complessità nell’evoluzione dell’aroma del vino. Le barrique di rovere producono composti fenolici come la vanillina e il whisky-lactone, che interagiscono con il profilo aromatico preesistente.
Nei vini a basso potenziale aromatico, questi composti possono dominare le caratteristiche varietali, portando a un’eccessiva presenza di note legnose. Al contrario, nei vini ad alto potenziale aromatico, la presenza di precursori permette una fusione armonica tra gli aromi varietali e i composti ceduti dalla botte, garantendo maggiore equilibrio e complessità.
Conclusione
L’aroma del vino è il risultato di un complesso equilibrio tra molecole volatili che si evolvono durante la vinificazione e l’invecchiamento. La comprensione di questi processi consente ai professionisti di intervenire sulle tecniche di fermentazione e di cantina per ottenere i profili aromatici desiderati.
Questo articolo informativo, scritto dalla redazione di Infowine, è stato estratto dalla lezione “L’organizzazione del profumo del vino e la sua evoluzione nel tempo: Parte II” tenuta da Luigi Moio, Università di Napoli (vedi qui la prima parte).
