Abbiamo passato anni ad identificare lo sfuso con il male assoluto. E probabilmente eravamo nel giusto. Il vino sfuso non dichiara espressamente la sua identità, non viene firmato e, soprattutto, è facilmente ‘manomissibile’. Una cisterna di vino la si può infatti tagliare, miscelare, la si può addirittura comprare per un vino e poi impiegarla per … un altro! Il vino confezionato invece viaggia con nome e cognome stampigliati sulla ‘pettorina’, ha la firma del produttore, e giunge sigillato fino al consumatore. Ma la cosa più importante è che il vino sfuso è poco più che una materia prima, un semilavorato, e come tale non incorpora il valore aggiunto che si crea nelle fasi finali, di fatto la più solida quota economica dell’intero processo della filera. Strada facendo, gli attributi negativi del vino sfuso si sono addirittura compenetrati alla parola stessa ed oggi, ad esempio nelle statistiche di settore, la suddivisione fra vini confezionati e non si lascia presumere possa candidamente sovrapporsi ad una divisione qualitativa. Fatti tecnicamente del tutto disgiunti. Ebbene forse questo era vero, ma ora non più; dobbiamo adottare una visione più ‘laica’, più possibilista, anche del vituperato ‘sfuso’. Anzitutto snobbare le grandi masse non in bottiglia significa disprezzare una gran parte della produzione nazionale; risale solo al 2001 il superamento della quota di imbottigliato rispetto allo sfuso nell’export, mentre, nel mercato nazionale rimane poderoso il vino che viaggia in cisterne fra gli imbottigliatori o che viene venduto al consumatore in damigiane o altri contenitori privi di etichetta. Ma la vera rinascita dello sfuso la si deve alla grande distribuzione, con almeno due fenomeni; le private label, da una parte, e le nuove politiche ambientaliste dall’altra. Con le prime si indica la tendenza oramai consolidata alla creazione di linee di vini con l’etichetta del supermercato, e quindi slegati dal vero produttore. Ascritte alle politiche ambientaliste sono invece le azioni che, ad oggi rappresentate soprattutto nella grande distribuzione inglese, tendono a migliorare l’impatto ecologico delle derrate. Una bottiglia di vino che viaggia da un paese all’altro grava sul bilancio energetico globale assai di più di un vino che viaggia sfuso e viene imbottigliato nel paese di destinazione. Inoltre, se il contenitore scelto dalla Gdo è più ‘verde’ di quello che il tradizionale marketing enologico adotterebbe (es. vetro leggero e non colorato al posto di quello pesante e colorato), anche sul versante del riciclaggio della confezione la distanza fra i due sistemi si amplia. Non è un caso infatti che il progetto anglosassone conosciuto come ‘GlassRite wine” (‘vetro giusto per il vino’) stia dando ottimi risultati e Constellation Europe sta costruendo un centro d’imbottigliamento per il vino sfuso nei pressi di Bristol che nel 2009 viaggerà a pieno regime. È chiaro che Tesco o Sainsbury, per citare solo alcuni dei colossi britannici implicati, certamente ben capiscono che il messaggio ecologista va bene anche per ammantare di verde la volontà di appropriarsi della fase finale e più redditizia della produzione enologica, ma tant’è e opporsi significa solo non vendere. Prima di aborrire questa opzione meglio pensare alle tante aree vitivinicole nazionali che dispongono di grandi masse di vini poco valorizzati, per mancanza di politiche e brand adeguati e soprattutto di reti commerciali. Per diverse cantine sociali, che mai sono state capaci di veicolare efficacemente né le bottiglie né le cisterne, questa nuova primavera dello sfuso potrebbe rivelarsi un’opportunità da non sottovalutare. Meglio quindi cominciare a frequentare i gruppi della Gdo anglosassone che hanno scelto di imbottigliare in proprio invece che scagliarsi contro la disfatta del sistema italico. Inoltre, arrivare sulle tavole di nuovi consumatori, seppur senza gestire l’ultima fase produttiva, schiude opportunità anche a chi continuerà ad imbottigliare: attenzione quindi a snobbare aprioristicamente il business dello sfuso, pena l’impossibilità di non aver accesso a business alcuno!