Uno studio australiano triennale del “South Australian Research and Development Institute” (SARDI) ha rilevato che una pluviometria ridotta durante l’inverno è associata ad una resa più bassa d’uva.
E` stato evidenziato che una riduzione delle piogge da maggio ad agosto di circa un terzo rispetto alle precipitazioni medie storiche ha un impatto notevole sul rendimento, compreso tra il 20% ed il 40%
In base a questi risultati, i ricercatori affermano che sarebbe consigliabile usare l’irrigazione durante gli inverni secchi per mantenere l’umidità del terreno, anche quando le viti sono ancora dormenti, senza aspettare i primi segni di crescita della vite in primavera per iniziare ad irrigare.
Al fine di valutare l’impatto che la riduzione delle piogge invernali e i diversi metodi di apporto idrico del suolo possono avere sulla resa e sulla qualità dell’uva, i ricercatori hanno usato tende antipioggia per tre stagioni al fine di testare vari metodi di irrigazione per sostituire la piovosità invernale, confrontando i risultati con un sito di controllo senza copertura.
Le viti che hanno mostrato migliori risultati sono state quelle di controllo, seguite da vicino dalle viti irrigate durante l’inverno con microirrigatori.
Le viti irrigate con gocciolatori hanno dato migliori risultati rispetto a quelle con irrigazioni limitate, ma mai come quelle del controllo.
In effetti, l’apporto idrico alla fine dell’inverno non ha impedito una riduzione della resa del 10-30 per cento; ha aumentato le dimensioni della chioma ed ha avuto un effetto negativo sulla composizione dell’uva e del vino.
Il rapporto finale del progetto è disponibile seguendo questo link.
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