Lo studio ha riguardato un nuovo approccio all’affinamento del vino che fa uso di una corrente continua attraverso elettrodi di carbonio in un processo di microssidazione elettrochimica. Un vino Cabernet sauvignon è stato sottoposto a trattamento per 12 settimane a 16°C in vasche da 300 litri. Oltre al testimone, le tesi prevedevano un’ossigenazione a 0.67 mg/l due volte alla settimana (equivalenti a 4 ml di O2 per litro per mese) e un’ossidazione elettrochimica a 6144 µA usando eletrodi di 250 x 6-mm. Il potenziale all’elettrodo è risultato superare i 2 V, valore al di sopra del quale può avvenire l’ossidazione dei polifenoli del vino e dell’etanolo. Mentre nella tesi microssigenata si è osservata una perdita importante di SO2 combinata, la sua concentrazione nel vino con microssidazione elettrochimica è aumentata nel corso della prova, a causa dell’aumento in acetaldeide osservata in questi vini durante le ultime settimane di trattamento. I cambiamenti nella concentrazione dei singoli polifenoli sono stati limitati, ma la velocità di declino degli antociani monomeri e della quercitina libera è risultata maggiore nelle tesi microssigenata e microssidata elettrochimicamente che nel testimone. Le misure spettrofotometriche hanno mostrato un incremento dei pigmenti resistente alla solforosa un una modifica importante della tonalità (420/520 nm) nei vini microssigenati e microssidati. La microssidazione elettrochimica rappresenta quindi una tecnologia alternativa per l’affinamento dei vini rossi con controllo preciso della velocità d’ossidazione e del momento d’interruzione del trattamento. (Si consiglia la lettura del testo integrale. Titolo originale Electrochemical Microoxidation of Red Wine)
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