I dati sull’export dei vini italiani nel primo trimestre 2015 sono incoraggianti. “Il valore delle nostre vendite all’estero sale da 1.145 a 1.189 milioni di euro, pari ad una crescita del 3,85%. Un dato alquanto positivo in periodo di forte crisi, anche se le quantità accusano una lieve contrazione (- 2,1%) con volumi che scendono da 4.753 a 4.653 mila ettolitri. Il che vuol dire che esportiamo di meno ma introitiamo di più, ossia mandiamo sempre più all’estero bottiglie con maggiore valore aggiunto.
Secondo il Centro studi di Assoenologi, ovvero dell’organizzazione nazionale di categoria che rappresenta i tecnici vitivinicoli italiani, gennaio e febbraio hanno registrato livelli di export molto simili all’anno precedente. Il vero risveglio si è manifestato a marzo con un repentino balzo dei flussi commerciali. Il tasso di crescita in marzo è stato +13,4% in valore e +6,3% in volume con un incremento unitario per litro di quasi il 7%.
Mentre la domanda dell’Unione Europea rimane in balia dell’incertezza, con una contrazione delle consegne del 4,8% l’Area dei Paesi terzi mostra un’evidente espansione della domanda pari a quasi il 4%.
Le aree più dinamiche nel primo trimestre 2015 risultano nell’ordine: l‘Asia Centrale (+18,7%), il Medio Oriente (+17,7%) ed il Nord America (+15,6%). “Proprio gli Stati Uniti ed in parte il Canada, con un valore netto aggiuntivo dell’export di 50 milioni di euro, hanno determinato la crescita dell’intero comparto vino – spiega Martelli, che aggiunge – Ancora una volta, a fronte della domanda timida in molte aree del mondo, gli Stati Uniti sono il punto di riferimento del vino italiano”.
Nelle vendite del nostro vino all’estero rimangono in pole position le “bollicine”. La fotografia dello spumante italiano a fine marzo mostra un consolidamento della quota in valore del Prosecco che tocca il 71,5%. In seconda posizione si trovano gli spumanti generici con il 13,6% ed in terza l’Asti con il 10,3%. L’accelerazione del Prosecco nel primo trimestre dell’anno mostra un incremento da 97 a 130 milioni di euro, pari a +33,2%, i volumi crescono del 36,4%; tutto questo dopo sei anni di crescita ininterrotta con tassi a due cifre.
Secondo il Centro studi di Assoenologi, ovvero dell’organizzazione nazionale di categoria che rappresenta i tecnici vitivinicoli italiani, gennaio e febbraio hanno registrato livelli di export molto simili all’anno precedente. Il vero risveglio si è manifestato a marzo con un repentino balzo dei flussi commerciali. Il tasso di crescita in marzo è stato +13,4% in valore e +6,3% in volume con un incremento unitario per litro di quasi il 7%.
Mentre la domanda dell’Unione Europea rimane in balia dell’incertezza, con una contrazione delle consegne del 4,8% l’Area dei Paesi terzi mostra un’evidente espansione della domanda pari a quasi il 4%.
Le aree più dinamiche nel primo trimestre 2015 risultano nell’ordine: l‘Asia Centrale (+18,7%), il Medio Oriente (+17,7%) ed il Nord America (+15,6%). “Proprio gli Stati Uniti ed in parte il Canada, con un valore netto aggiuntivo dell’export di 50 milioni di euro, hanno determinato la crescita dell’intero comparto vino – spiega Martelli, che aggiunge – Ancora una volta, a fronte della domanda timida in molte aree del mondo, gli Stati Uniti sono il punto di riferimento del vino italiano”.
Nelle vendite del nostro vino all’estero rimangono in pole position le “bollicine”. La fotografia dello spumante italiano a fine marzo mostra un consolidamento della quota in valore del Prosecco che tocca il 71,5%. In seconda posizione si trovano gli spumanti generici con il 13,6% ed in terza l’Asti con il 10,3%. L’accelerazione del Prosecco nel primo trimestre dell’anno mostra un incremento da 97 a 130 milioni di euro, pari a +33,2%, i volumi crescono del 36,4%; tutto questo dopo sei anni di crescita ininterrotta con tassi a due cifre.
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