E’ stata analizzata la possibilità di utilizzare la spettroscopia a infrarossi per la previsione della formazione nei vini bianchi di intorbidamenti derivanti da test di stabilità al calore e colloidale. Sono stati analizzati centoundici vini bianchi, che rappresentano diverse regioni e varietà della vendemmia in California del 2008. Sono stati misurati gli spettri del vicino e medio infrarosso e sono stati effettuati i test di stabilità al calore e colloidale (aggiunta di etanolo) sugli stessi vini. E’ stata utilizzata l’analisi di regressione dei quadrati parziali-minimi per costruire modelli per la previsione della torbidità nefelometrica risultante. I modelli preliminari ottenuti dopo l’applicazione dei pretrattamenti spettrali attualmente considerati “classici” (per es. derivate, deviata normale standard, normalizzazione vettoriale, eliminazione della compensazione della costante) mancavano di robustezza; sono stati quindi impiegati due algoritmi alternativi per togliere l’informazione dello spettro non legata alla torbidità (correzione ortogonale del segnale; correzione ortogonale diretta del segnale). Mentre il pretrattamento OCS non dava modelli più robusti, il DOSC migliorava la bontà del modello PLS costruito per la previsione della torbidità del test con etanolo. I modelli previsionali degli spettri NIR, preceduti da un pretrattamento DOSC, consentivano di prevedere la stabilità colloidale su un test non conosciuto con R2 = 0.80 e un RMSEP = 10.12 utilizzando tre variabili latenti. Quando il set di dati veniva circoscritto solamente ai vini Chardonnay, la capacità previsionale migliorava con R2 = 0.85 e RMSEP = 8.90. Si consiglia la lettura del testo integrale