Ilaria Prezioso, Vito Michele Paradiso* ;
*Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento, Lecce, Italia
Il colore è uno degli attributi più caratterizzanti dei vini rosati e contribuisce in modo significativo alla loro identità e riconoscibilità. Grazie alla straordinaria ricchezza del suo patrimonio vitivinicolo, la Puglia rappresenta un contesto particolarmente interessante per esplorare la diversità cromatica di questa tipologia di vino. Lo scopo del presente lavoro è stato mappare e caratterizzare il colore di 176 vini rosati pugliesi provenienti da diverse aree della regione mediante analisi colorimetriche e spettrofotometriche. La ricerca dell’Università del Salento è stata svolta in collaborazione con un partenariato che include Assoenologi, DAJS (Distretto Agroalimentare di qualità Jonico-Salentino), AIS Puglia, O.N.A.V., Slow Food Neretum e DNAPhone.
La caratterizzazione cromatica dei campioni è stata effettuata mediante il metodo colorimetrico CIELab, standard di riferimento OIV (OIV-MA-AS2-11) per l’analisi del colore del vino. Tale approccio è stato scelto in quanto consente una descrizione oggettiva e completa del colore e la quantificazione delle differenze cromatiche tra campioni, superando i limiti dei metodi tradizionali basati sulla misura a tre lunghezze d’onda (420nm, 520nm, 620nm). L’elaborazione delle coordinate colorimetriche CIELab e la relativa rappresentazione grafica dei risultati sono state realizzate mediante il software commerciale ColorLab, sviluppato per l’analisi e la visualizzazione dei dati cromatici nel settore enologico.
I risultati hanno evidenziato un panorama cromatico estremamente vario. Una parte dei campioni ha mostrato caratteristiche cromatiche riconducibili allo stile provenzale, oggi particolarmente apprezzato dal mercato, mentre altri hanno mostrato tonalità più intense e distintive. Le maggiori differenze sono emerse tra le tipologie varietali: i rosati ottenuti da Nero di Troia hanno presentato i colori più intensi, mentre Bombino Nero e il blend Susumaniello-Primitivo hanno mostrato profili più delicati e tra loro simili. Tra questi estremi si sono collocati Negroamaro, Primitivo e Susumaniello, caratterizzati da saturazioni simili, mentre l’aggiunta di Malvasia Nera al Negroamaro è risultata associata a colori più saturi e intensi. Le differenze tra varietà sono risultate generalmente superiori a quelle osservate tra le denominazioni. Nel complesso, il lavoro mette in luce l’ampia variabilità cromatica dei rosati pugliesi e le peculiarità che rendono ciascuna tipologia espressione distintiva del territorio, contribuendo alla valorizzazione della biodiversità vitivinicola regionale.
Clicca sul link di seguito per scaricare il report completo contenente la mappa cromatica dei rosati pugliesi, i confronti tra varietà e le elaborazioni colorimetriche dettagliate.
