Un progetto dell’AGWA, finanziato dall’AWRI sta cercando di determinare quali dei tanti composti chimici misurabili nell’uva possono essere utilizzati, singolarmente o in combinazione, per determinare la qualità e lo stile dell’uva.
 
Paul Smith, responsabile del progetto, ed i colleghi Keren Bindon e Leigh Francis stanno consolidando ed affinando i risultati di due decenni di lavoro al fine di individuare le determinazioni che potrebbero diventare procedure standard per le cantine.
 
All’inizio del progetto, l’attenzione si è concentrata sulla misurazione della sensazione fruttale per ottenere un set di dati dettagliato. I ricercatori hanno raccolto 60 campioni per ciascuna delle seguenti varietà: Shiraz, Cabernet e Chardonnay, provenienti dalla regione di Riverland.
Poi hanno lavorato con Accolade per confrontare ciò che la chimica “raccontava” sulla frutta di ogni parcella, con la valutazione e classificazione che i viticoltori hanno fatto applicando le loro procedure abituali.
 
Ora è in marcia la seconda fase del progetto, che è quello di valutare se esistono delle misure chimiche che possano aiutare a determinare quale tipo di vino produce un determinato appezzamento (per esempio, uno Chardonnay con poco corpo o uno tropicale).
 
Questa volta hanno chiesto ad Accolade di fornire quattro diversi lotti di frutta, ognuno rappresentativo di uno stile diverso. Dopo aver analizzato le uve li hanno trasformati in vino e nelle prossime settimane cercheranno nel vino quei composti che sono sopravvissuti al processo di vinificazione.
 
L’obiettivo è quello di essere in grado di dire che mentre ci sono X composti indicatori della sensazione di frutta, ci sono solo Y  di loro che sono indicatori del loro valore finale nel vino.
 
La ricerca continuerà fino alla fine di quest’anno ed  è prevista una relazione finale per la metà del 2016.
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