La fertilizzazione del vigneto impegna da sempre gli agricoltori sia dal punto di vista organizzativo/progettuale che economico. Ultimatamente viene prestata sempre più attenzione ai problemi legati alla salinizzazione e diminuzione della fertilità del terreno. Da anni si cerca di aumentare l’efficienza della fertilizzazione perfezionando il dosaggio, le epoche di somministrazione e utilizzando molecole ‘coadiuvanti’ (inibitori di processi chimici/microbiologici e chelanti).
L’acido poli-aspartico (TPA), è ricoperto da cariche negative, avendo così proprietà chelanti sui cationi. Le caratteristiche di questa molecola biodegradabile, sono tali da consigliarne l’utilizzo come chelante nelle fertilizzazioni, anche in sostituzione ai chelanti inorganici.
In questo lavoro sono riassunte varie sperimentazioni effettuate usando il TPA come coadiuvante nelle fertilizzazioni (fogliari e al suolo) e come promotore della radicazione.
TPA si è mostrato utile nel settore agricolo come chelante sui cationi e come inibitore della formazione di complessi insolubili tra fosfati e cationi in soluzione. Grazie a questo aumento di efficienza nella nutrizione si sono ottenuti risultati positivi sia sul piano qualitativo che quantitativo delle produzioni, ottenendo inoltre una diminuzione delle fisiopatie. Tuttavia, in base ai nostri studi, la sua efficacia varia notevolmente in base al tipo di terreno, di coltura e di fertilizzante utilizzato.
Sebbene in 2 dei tre test effettuati si è osservato un aumento dell’attecchimento, l’attività del TPA come promotore della radicazione non è ancora stata chiarita. In un test si è ipotizzata un’azione di selezione del microbioma radicale benefico (e.g. Bacillus subtilis).
Poster presentato ad Enoforum 2017, 16-18 maggio, Vicenza (Italia)

Abstract La tiamina (vitamina B1) è un nutriente vitale per la crescita e il metabolismo dei lieviti. I lieviti privilegiano l’assimilazione della tiamina dal mosto d’uva prima di iniziare a produrne di propria. I lieviti possono immagazzinare fino a 10 000 volte più tiamina di quella disponibile nel mosto d’uva. Questo processo di immagazzinamento conserva

“Instabilità” è un termine generico definito come la tendenza a cambiare, anche repentinamente. Questa definizione delinea una situazione di incertezza, che traslata nel settore enologico significa che il vino instabile può cambiare anche rapidamente nel tempo in funzione delle condizioni di conservazione, evolvendo generalmente in modo negativo. L’instabilità del vino riguarda molti dei suoi costituenti sia semplici

Pier Giorgio Bonicelli, Ginevra Canavera, Riccardo Collivasone, Silvia Pagani, Mario Gabrielli, Tommaso FrioniUniversità cattolica del Sacro Cuore, Piacenza Una delle sfide impellenti per la viticoltura italiana è quella di trovare nuove soluzioni per fronteggiare il cambiamento climatico. L’aumento delle temperature e la carenza di precipitazioni hanno infatti pesanti ripercussioni sulla produttività e qualità delle uve

Marzio Mannino (Resp. Tecnico e Qualità – Francy Oenology) Tommaso Perini Tutti gli enologi valutano il quadro acido del mosto in fermentazione e del vino finito commentando i livelli di acido acetico, malico e lattico principalmente, ma valutando molto poco anche i livelli di acido citrico, succinico e altri acidi considerati minori. Normalmente impuntano una variazione

Vito Michele Paradiso1*, Massimo Tripaldi2, Maurizio Frati3, Ilaria Prezioso1 , Gabriele Fioschi1 , Giuseppe Gambacorta4 , Mirella Noviello4 1 Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Laboratorio di Microbiologia agraria e Tecnologie alimentari, Università del Salento, Campus Ecotekne, 73100 Lecce (LE), Italia 2 Centro Servizi Enologici S.r.l., Via per Avetrana 57, 74024 Manduria Ta, Italia 3
