La progettazione del vigneto dovrebbe ricercare un’integrazione ottimale tra i fattori colturali ritenuti più potenti per instaurare lo spesso agognato controllo “naturale” di crescita che è premessa indispensabile per ridurre al minimo il ricorso a operazioni “correttive “ (es. cimatura dei germogli e defogliazioni). Nel novero dei predetti fattori, la scelta della combinazione vitigno/portainnesto, la tipologia di gestione del suolo e la distanza dei ceppi sulla fila sembrano essere i parametri chiave. Altrettanto strategica, specie su uno sfondo che pone come sempre più attuale l’esigenza di proteggere i grappoli da stress termico – luminosi, è la scelta della tipologia di chioma che, accanto alla consolidata e tuttora largamente prevalente tipologia a controspalliera con tralci assurgenti (VSP dall’anglosassone Vertical Shoot Positioned), contrappone con crescente autorevolezza le chiome a portamento libero dei tralci. Per ciò che concerne la sempre assai dibattuta e controversa tematica inerente gli interventi in verde in vigneto, una viticoltura sostenibile presuppone anche un cambio di “mentalità” nell’utilizzo di queste tecniche che, sempre meno, dovrebbero essere viste come mezzi di “correzione” di cui spesso non si riesce a fare a meno e, sempre di più, come “strumenti” strategicamente utilizzati dal viticoltore per raggiungere specifici obbiettivi. Un esempio particolarmente calzante e attuale è quello relativo alla defogliazione basale di pre-fioritura che, indipendentemente dalle modalità di esecuzione (manuale o meccanica) si è dimostrata, a dispetto di variabilità di genotipo, climi e tecniche colturali, particolarmente consistente nel determinare una riduzione della resa di uva, un aumento dell’incidenza relativa della buccia sul peso totale dell’acino e un miglioramento della composizione delle uve e delle proprietà sensoriali dei vini. Per quanto riguarda, invece, lo scenario che si prospetta in un’ottica di “modulazione” della velocità di maturazione, assumeranno crescente interesse tecniche di potatura “ricca”, strategie irrigue che, in alcuni casi, possano prevedere la risorsa idrica anche come mezzo colturale per “vivacizzare” la vegetazione in momenti critici del ciclo e, da ultimo, l’impiego di composti ad azione “anti-traspirante”. Per la gestione “efficiente” del vigneto, si affaccia, infine, l’affascinante prospettiva dei “sistemi di allarme” (warning systems, WS) finalizzati a ”consigliare” il viticoltore sulla effettiva necessità, o meno, di effettuare una determinata operazione colturale. La relazione riprodotta in questo filmato è stata presentata alla VII edizione di Enoforum, Arezzo, 3-5 maggio 2011. Cliccare sulla foto del relatore per avviare automaticamente il filmato (43 minuti): il processo potrebbe richiedere qualche minuto con connessione internet lenta

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